Intervista a Valentina Farinaccio

Valentina Farinaccio: scrittrice, giornalista e critico musicale molisana. Le poche cose certe (Mondadori, 2018) è il suo secondo romanzo, una storia intima e struggente del vuoto che una persona può creare dentro di sé, a volte tanto grande da inglobare e annullare un’intera esistenza.

Esordisce nella narrativa nel 2016 con il romanzo La strada del ritorno è sempre più corta, edito da Mondadori e vincitore del premio “Rapallo Carige Opera Prima”, del premio “Edoardo Kihlgren Opera Prima” e del premio “Adotta un esordiente”. Come esperta di musica è coautrice del libro-intervista La sindrome di Bollani (Vanni editore, 2009) e di Yesterday. Storia di una canzone (Arcana, 2015). 

valentina farinaccio

A cura del Taccuino Ufficio Stampa

«Il tuo primo romanzo La strada del ritorno è sempre più corta parla di assenza e di perdita, ma non lo fa con amarezza. La tematica del lutto e della sua elaborazione è molto frequentata in letteratura, ma tu le hai dato una luce nuova, ironica, a tratti gioiosa. Nel tuo secondo romanzo Le poche cose certe l’assenza non riguarda la perdita di una persona amata ma il senso di vuoto per un’esistenza mai veramente vissuta. È solo una mia impressione, o le due opere hanno davvero un filo conduttore?». Il filo conduttore è probabilmente la paura, che è spesso paura di dirsi la verità. Nel mio primo romanzo, le tre protagoniste passano buona parte della vita a fare finta di niente, a nascondere goffamente il dolore sotto al tappeto, per paura di soffrire. E Arturo, pure, il protagonista de Le poche cose certe, ha paura di crescere, paura di andarsi a prendere quello che vuole, paura di tirarsi fuori da quel male di vivere un poco infantile che sta diventando quasi un rifugio. Ha paura, Arturo, di prendersi la responsabilità della sua vita e, soprattutto, della sua felicità.

«Non è la prima volta che intervisto uno scrittore che per mestiere si occupa anche di musica. Molti musicisti trovano nella pagina bianca e nell’intimità di una stanza silenziosa un bilanciamento al meraviglioso “rumore” che riempie le loro esistenze professionali. Come critico musicale e come scrittrice avrai la vita invasa da suoni e parole. Quando e come sono nate queste due grandi passioni, e quanto si influenzano reciprocamente?». Da molti anni, ormai, il mestiere di critico musicale l’ho messo da parte per dedicarmi alla scrittura soltanto. Resta la passione per la musica, però, che quando ero piccola mi faceva passare ore e ore con i libretti dei cd in mano, per imparare i testi. Mi sarebbe piaciuto molto imparare a suonare uno strumento: ho provato con la chitarra, poi con il trombone, ma ho capito che no, non faceva per me. La delusione, come nel più classico dei cliché, mi ha allora spinto a unire la scrittura (la mia prima e più grande passione) alla musica. “Scriverò di musica”, mi sono detta a un certo punto. Ho seguito una scuola di giornalismo musicale, ho studiato molto, e per un po’ l’ho fatto per mestiere. Poi, da quando ho cominciato a scrivere romanzi, mi sono accorta che non scrivo più di musica, è vero, ma scrivo sempre con la musica. E di musica, infatti, sono piene le storie che racconto, inclusa quest’ultima.

«Il protagonista Arturo di Le poche cose certe è un quarantenne tormentato da mille paure. Ma più di tutto ha paura di sé stesso, delle scelte che non sa fare e degli anni vuoti dietro e di fronte a lui. È un personaggio talmente reale che a volte spunta fuori dalla pagina e mostra al lettore le sue ferite, la maggior parte delle quali sono autoinflitte. È una storia, quella di Arturo, che non si dimentica. Parlaci di lui, della sua creazione, e di ciò che ti ha ispirata per delinearlo». Ho scritto Arturo rubando pezzi di tante persone che ho incontrato, nell’ultimo periodo della mia vita. Arturo, come me, fa parte di una generazione (quella dei quarantenni di oggi) che è precaria da tutti i punti di vista: lavorativi, sentimentali, pratici. Una generazione che può permettersi un mutuo, soltanto se i genitori ci mettono la firma. Una generazione che non riesce a emanciparsi dalla condizione eterna, e un po’ ridicola, di “giovani”: veniamo trattati come tali, dal mondo degli adulti, ma intanto gli adulti siamo diventati noi, e forse dovremmo cominciare ad averne la consapevolezza. Ho scritto Arturo, allora: un uomo che indugia, arriva tardi, fa i capricci, sta male anche quando non dovrebbe, e che congela tutto quello che prova, per paura che poi lo faccia soffrire.

«Qual è stato il tuo percorso per diventare scrittrice? È una dote innata o hai frequentato una scuola o dei corsi specializzati?». Non ho mai frequentato scuole di scrittura, ma ho scritto sempre, e sempre di più. Dalle scuole medie in poi ho capito che quella cosa mi rendeva felice. Mi permetteva di infilarmi nel mondo che volevo, tutte le volte che volevo. Con il tempo, poi, è diventata necessità, urgenza, e anche, ci tengo a specificarlo ogni volta, perché scrivere è molto faticoso, disciplina.

Le poche cose certe di Valentina Farinaccio

«Ho trovato molto interessante l’idea di ambientare una buona parte del romanzo su un tram, in due differenti momenti della vita di Arturo. Tutto ciò che gli accade in questo spazio ristretto è la metafora della vita: c’è chi sale e chi scende e mai più si vedrà, ci sono scossoni e imprevisti, e sensi di colpa per essere seduto in un posto che un altro merita di più. E alla fine c’è la scelta – o l’obbligo – di scendere, e fa paura. Arturo incarna quest’angoscia del futuro e del cambiamento “la voglia di perdere per paura di prendere”. È questo un ruolo importante della letteratura, mostrare le fragilità e i timori dell’essere umano?». Ho scelto di ambientare questo romanzo su un tram perché è un mezzo di trasporto lentissimo e con una strada imposta dai binari. Questa lentezza e i binari costringeranno Arturo a riflettere, a resistere, a osservare gli altri cercando, così, di capire meglio sé stesso e quello che sta cercando, fermata dopo fermata, di diventare. Certe volte le nostre gambe non bastano, ci tremano troppo, e allora abbiamo bisogno di un aiuto, per trovare il coraggio di andare. Ecco, l’aiuto che ho voluto dare, ad Arturo, è stato questo tram che fa la strada al posto suo.

«Da esperta di musica, puoi consigliare una colonna sonora da tenere di sottofondo mentre si legge Le poche cose certe? Hai ascoltato qualcosa in particolare per ispirarti nella stesura del romanzo?». L’esergo di questo romanzo è di Giovanni Truppi, un cantautore bravissimo e, a mio avviso, necessario per l’attuale panorama musicale italiano. Capace di scrivere canzoni di rara bellezza. Il mio romanzo è pieno della sua musica, per cominciare. C’è poi Atlantide, il capolavoro di Francesco De Gregori, a cui la protagonista di questo romanzo, la donna che Arturo sta andando a incontrare all’inizio della storia, deve il suo nome. C’è anche Anna e Marco di Lucio Dalla, a un certo punto: perché trovo che sia bellissima, e che sia un romanzo bonsai, quella canzone. Racconta due vite, e lo fa con una poesia inarrivabile.

«La paura di agire in Le poche cose certe è palpabile, la si può vivere insieme ad Arturo, che rimane immobile, come certi animali che fingono di essere morti di fronte a un predatore. Per Arturo il predatore è la vita stessa. La figura del padre, per quanto compaia poche volte, è una guida nella sua incerta esistenza. È lui a dirgli: “Vai tranquillo, che i topi non esistono”. Una frase che acquista un senso oltre il significato letterale, se si conosce il romanzo. Anche in La strada del ritorno è sempre più corta il padre di Vera, pur se nella sua assenza, è una ispirazione per la figlia. Come riesci nel difficile compito di creare personaggi secondari che in poche scene riescono a riempire lo spazio con tanta sostanza?». Cerco semplicemente di osservare molto, e di osservare tutti. La nostra vita è piena di persone che sono di passaggio, e di altre che, invece, in pochi gesti, e con poche parole, sanno farsi indispensabili. Si tratta solo di riconoscerle, e di prendersene cura.

«Le poche cose certe è raccontato con la leggerezza di una scrittura poetica e la brutalità di una prosa onesta e diretta. Il tuo è uno stile molto personale, riconoscibile. Hai degli autori a cui ti ispiri, e che ti hanno indicato la strada da seguire?». Sono una lettrice molto disordinata, ma ho dei libri che mi hanno di certo segnato. La storia e L’isola di Arturo di Elsa Morante, per esempio, ma anche La noia, Agostino e La ciociara di Moravia, o La bella estate e Il mestiere di vivere di Pavese, o l’opera di Jane Austen, e quella di Carver, e Il giovane Holden, che è banale, lo so, ma è stato il primo libro che ho voluto rileggere daccapo, una volta finito. E Buzzati: da quando ho incontrato Un amore, di Dino Buzzati io leggo tutto con occhi diversi.

«Hai mai pensato di scrivere un romanzo ambientato nel mondo della musica?». Onestamente no. Ma non è detto che non possa essere un’idea per il futuro.

«In Le poche cose certe scrivi: “Perché nulla è certo, nella vita. Solo una cosa: che tra un’isola e l’altra c’è sempre il mare”. La donna idealizzata da Arturo, Atlantide, condivide il nome con l’isola leggendaria di Platone. Anche lei per Arturo diventa mitologia, con un finale amaro, di perdita. Quali sono le poche cose certe nella tua vita?». La cosa certa è una: che bisogna muoversi, fare, rischiare. Siamo gli unici responsabili della nostra vita, di quello che abbiamo come di quello che non abbiamo.

«Cosa fa secondo te di Le piccole cose certe un romanzo che vale la pena leggere?». No, a questa domanda non posso rispondere. De Le poche cose certe io so soltanto che era per me necessario scriverlo.

«Qual è l’aspetto che più ami dello scrivere e dell’essere una scrittrice?». Di alzarmi al mattino con l’impegno di dover fare quello che ho sempre sognato di fare: scrivere.

«Da critico musicale hai pubblicato due saggi in collaborazione con altri scrittori. Con la cantautrice Erica Mou stai portando in giro un reading musicale: Ragazze posate, e lei ha anche accompagnato con le sue composizioni alcune presentazioni del tuo primo romanzo. Quanto è importante per te la comunicazione tra gli artisti, anche di diversi ambiti? Hai in mente altri progetti in merito?». Credo molto nella collaborazione fra gli artisti, a patto che sia sempre sostenuta da una sincera e reciproca stima. Non credo in quelle cose che si mettono su soltanto per chiamare pubblico, o vendere qualcosa. Penso, invece, che alla base dell’incontro fra arti diverse ci debba essere la voglia di provare a raccontare una storia nuova, e sempre vera. Per ora mi dedico ad Arturo, poi si vedrà.

«Come nasce un tuo romanzo? Hai un posto particolare in cui scrivi, una routine che segui? Hai già in mente una scaletta della storia o ti lasci trasportare da ciò che immagini giorno dopo giorno?». Scrivo quasi esclusivamente nel salotto di casa mia, a Roma. Per questa storia, però, mi sono concessa la meraviglia di andare a scrivere a Procida, in una casa gialla che faceva la smorfiosa col mare e dalla cui finestra si vedeva il profilo di Capri. Lo dovevo ad Arturo, al nome che porta. E no, non faccio mai scalette, e mai so quello che accadrà. So soltanto da dove comincio e dove voglio andare a finire. Ecco, di questo romanzo l’unica cosa di cui ero certa, quando l’ho iniziato, era proprio il finale.

«Ti è mai capitato, durante la lettura di un romanzo, di pensare: l’avrei voluto scrivere io? E se sì, per quali motivi?». Più che altro mi capita spesso, durante la lettura di un romanzo bello, di pensare: “Beato lui/lei, io non riuscirò mai a scrivere una cosa così bella!”. E la lista è lunga, lunghissima.

Valentina Farinaccio«Nelle tue storie si trovano molte citazioni musicali e letterarie. Ad esempio il nome del protagonista Arturo, come viene spiegato da lui stesso, deriva dal romanzo di Elsa Morante L’isola di Arturo. Vi sono altre affinità tra le due opere?». A parte Procida, che compare proprio per omaggiare (con la mia testa sotto ai suoi piedi!) Elsa Morante, quel che unisce i due romanzi è che L’isola di Arturo racconta di un bambino che si fa uomo, mentre Le poche cose certe di un uomo che prova a smettere di essere bambino: sempre di crescita, in fondo, si parla.

 

«Cosa c’è nel tuo futuro di autrice? Stai già scrivendo una nuova storia?». Ho il cervello in movimento, ma è ancora presto per cominciare a scrivere una storia nuova.

Intervista a cura di Antonella Quaglia

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Festival Nazionali ed InternazionaliIl Taccuino Ufficio Stampa

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Guida completa ai programmi radiofonici su libri, scrittori e letteratura 

La cultura in etere. Sono innumerevoli i format radiofonici dedicati alla letteratura, agli scrittori e all’editoria (mainstream ed indipendente che sia). Decine e decine di rubriche che affollano ogni giorno una miriade di palinsesti delle più svariate emittenti radiofoniche di ogni zona d’Italia. Eccovi un’ ampia (e speriamo puntuale) panoramica delle principali trasmissioni dedicate al favoloso mondo dei libri e degli scrittori.  Non abbiamo inserito i programmi  in base a freddi dati statistici di ascolto; abbiamo stilato questa lista in ordine temporale di programmazione dal Lunedì alla Domenica; dalle prime ore dell’alba sino a sera inoltrata (oltre le due sezioni presenti all’inizio e alla fine dell’elenco: “In onda tutti i giorni” e “Altri programmi”). Troverete di tutto: programmi con interviste agli autori, format sui grandi classici, trasmissioni per scrittori esordienti, veri e propri rotocalchi su argomenti alquanto sui generis  (scrittura creativa o graphic novels), podcast dedicati alla cultura o all’arte in generale ed i più svariati cultural open-mics . Siamo ben lieti di accettare suggerimenti, critiche ed integrazioni. Buona lettura e buona scoperta verso questo incredibile sottobosco in etere dedicato alla letteratura!    
A cura di Frank Lavorino – Il Taccuino Ufficio Stampa Bologna Il Taccuino Ufficio Stampa per scrittori

IN ONDA TUTTI I GIORNI:

RADIO RADIO – Accarezzami l’anima

http://www.radioradio.it/

Va in onda: Lunedi – Sabato ore 6:00-8:00
Conduttore/i: Mimmo Politanò e Ileana Linari

Accarezzami l'anima radio radio
Un programma fatto di simboli, storia, 
letteratura, arte, oroscopo, notizie di 
musica e sport, dal mondo….ma 
soprattutto dalla nostra città! 
Roma al centro dell’universo!!

 

RADIO CITTA’ FUJIKO BOLOGNA – Breakfast Club

https://www.facebook.com/breakfastclubfujiko    

Va in onda: tutti i giorni dalle 7.30 alle 9.20 
Conduttore/i: Wiliam Piana

La colonna sonora del vostro risveglio e della prima colazione: 
lettura delle prime pagine dei quotidiani principali, approfondimenti di periodici 
e inserti, interviste curate dalla redazione e insieme a William Piana rubriche 
musicali, libri, mostre, teatro... perché sia davvero un "buongiorno"

 

RADIO PIANETA – Pianetamente

http://www.radiopianeta.it

Va in onda: Lunedì – Venerdì dalle 7:45 alle 8:00
Conduttore/i: Patrizia Davanzo

PIANETAmente è lo spazio che Radio Pianeta dedica ogni giorno a riflessioni diverse 
prendendo spunti da citazioni, aforismi, libri e storie di vita e abbinando i 
contenuti a brani musicali in tema. Protagonisti sono anche i radioascoltatori che 
con i loro racconti e le loro richieste animano la rubrica e condividono le 
esperienze “di cuore e di mente” in un viaggio di “pensieri e parole”. 

 

RADIO DIFFUSIONE PISTOIA – Un libro al giorno

http://www.radiodiffusionepistoia.com/

Va in onda: Lunedi –Venerdì alle 8:40
Conduttore/i: Dario Breschi

 

RADIO CITTA’ DEL CAPO BOLOGNA – Piper piper

http://www.radiocittadelcapo.it/listen/

Va in onda: Lunedi – Giovedì alle 10:00 alle 12:00
Conduttore/i: Massimiliano Coletti

Piper piper radio citta del capo bologna



PIPER-Piper è musica, cultura, notizie e 
caffè bollente. 

 

RADIO POPOLARE MI e BUNKER Bolzano – Note dell’autore

http://www.radiopopolare.it/

Va in onda: Lunedì – Venerdì alle 12:30

Un appuntamento quasi quotidiano, sintetico e significativo con un autore. 
Note dell’ autore è letteratura, saggistica, poesia, drammaturgia e molto altro. 
Tutto concentrato in sei minuti, più o meno il tempo di un caffè! 
La sigla è: “Take Five” – Sachal studios’ orchestra (Pakistan)

 

Due minuti un libro

http://www.dueminutiunlibro.it/

Va in onda: su 130 emittenti ad orari differenti

Ogni giorno, in un paio di minuti, raccontiamo un libro: la sua storia, 
i personaggi, ciò che i giornali hanno detto, ecc. Lo scopo è informare 
e incuriosire gli ascoltatori sulle nuove uscite in libreria. 

Un’informazione libraria che va dal romanzo al libro di cucina, dal 
thriller al fantasy, dal saggio al manuale, passando anche attraverso i 
fumetti, gli audiolibri, gli horror, i psicothriller, le inchieste e i 
libri junior… insomma ce n’è per tutti.

 

RADIO RADIO 3 – Fhareneit

http://www.raiplayradio.it/programmi/fahrenheit/

Va in onda: Lunedì – Venerdì alle 15:00

FAHRENHEIT è il programma dedicato ai libri e alle idee. Un pomeriggio fatto di 
storie, di incontri e di eventi dai festival letterari. E dove trovano posto 
le parole degli scrittori e dei poeti, ma anche le scelte dei lettori, degli editori 
e dei gruppi di lettura. Il luogo dove si ritrovano gli amanti dei generi letterari 
e quelli dei classici, gli appassionati della narrativa contemporanea e coloro che 
prediligono la tradizione dei classici. Tutto questo è Fahrenheit, dalle 15.00 
alle 18.00.

 

RCV RADIO NETWORK TRAPANI – Freedom

http://www.rcv.it/

Va in onda: Lunedì – Venerdì alle 16:00
Conduttore/i: Patrizia Vivona

Patrizia Vivona da oltre 7 anni scrive ed elabora testi per svariati blog, 
la sua continua voglia di cambiamento le ha permesso di confrontarsi con molteplici 
contesti. Ha uno spiccato senso critico ed è appassionata di libri che non smette 
mai di comprare. La sua passione per la radio nasce un po’ per caso; un’avventura 
che le trasmette ogni giorno sensazioni ed emozioni diverse contrastati e allo 
stesso tempo meravigliose. Ad aiutarla, oltre alla sua dialettica è la compagna di 
avventure Muraca che l’ha seguita e continua a farlo e la quale le ha trasmesso 
la visione di un mondo fantastico dentro una sala regia. Va in onda dal lunedì 
al venerdì dalle ore 16 alle ore 17.30 con Freedom

 

RADIO RADIO 3 – Ad alta voce

http://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/

Va in onda: Lunedì – Venerdì alle 17:00

Una riduzione radiofonica dei grandi romanzi, accompagnata dalla grande musica 
di Radio3

 

LUNEDI’ LUNEDI’ LUNEDI’

RADIO POPOLARE VERONA  – Note a margine

http://www.radiopopolareverona.com/old/?q=programma/7281

Va in onda: Lunedì 9:35 - 10:00; Venerdì 17:00 - 17:30
Conduttore/i: Fabio Testini

Note a margine, radio popolareOgni settimana la proposta di un poeta, di una 
poetessa, di un collettivo, pillole di poesia 
moderna e contemporanea, le letture spesso 
affidate alla voce degli autori, a volte ad 
interpreti professionisti altre ad altri 
improvvisati, talvolta agli ascoltatori. 
Il programma unisce in questo progetto la Poesia 
e la musica, la Musica e la poesia. “Il poeta è 
un uomo vocato al ritmo. La poesia è innanzitutto 
una sostanza sonora, una forma acustica fatta di 
accenti, toni, battiti.[…] 

 

RADIO POPOLARE Vr – Fuori casa, una finestra sul mondo

http://www.radiopopolareverona.com/old/?q=programma/8532

Va in onda: Lunedì 10:30 e in replica Mercoledì alle 5:00 del mattino
Conduttore/i: Maurizio Falincani

“Fuori casa - Una finestra sul mondo” è un programma di approfondimento di fatti
e storie dal mondo, poco conosciute, non trattate generalmente dai normali canali 
di informazione. In questo programma, ideato e condotto da Maurizio Facincani, 
con la collaborazione di Giorgio Vincenzi, non vale il detto “fa più rumore un 
albero che cade che un'intera foresta che cresce”, perché racconta storie e 
descrive fatti, non solo negativi ma anche positivi, che arrivano da una rete di 
collaboratori/amici sparsi nel mondo. Il programma vuole essere un’occasione per 
offrire agli ascoltatori uno sguardo su ciò che accade “fuori casa”, cercando di 
stimolare la voglia di approfondire e “andare in fondo alle notizie”, anche di 
quelle a volte scomode o che dopo il clamore iniziale finiscono per essere 
dimenticate. I fatti raccontati saranno lo spunto per confronti e valutazioni 
sulle ricadute che possono avere là dove accadono ed anche a casa nostra.

 

RADIO BUDRIO BOLOGNA – La radio che si legge

http://www.radiobudrio.it/

Va in onda: Lunedì alle 11.30 e alle 17.30
Conduttore/i: Stefano Milani

Un libro letto, raccontato e commentato, ogni settimana. Stefano Milani 
ci presenta in 300 secondi ogni puntata scrittori ed opere incuriosendo 
ed invitando alla lettura

 

RADIO ONDA D’URTO – BRESCIA – Flatlandia

http://flatlandia.radiondadurto.org/

Va in onda: ogni Lunedì la prima parte dalle 12.30 alle 13.00;la seconda parte 
dalle 13.30 alle 14.30. La replica va in onda Martedì all’1.00

Conduttore/i: Simone Cavagnini, Kika Negroni, Chica Bighè, Andrea Pisati e 
tanti altri


fltalndia radio onda d'urto brescia
Flatlandia è la trasmissione dedicata a libri e letture di 
Radio Onda d’Urto ideata da Sancho Santoni. 

C’è poi uno spin-off di Flatlandia, una trx di letture, che 
va in onda a martedì alterni dalle 20 alle 21, che abbiamo 
chiamato come un romanzo di Federigo Tozzi "Ad Occhi Chiusi"

 

RADIO FRAGOLA TRIESTE – A me piace la letteratura pop

http://www.radiofragola.com/a-me-mi-piace-la-letteratura-pop/

Va in onda: Lunedì 13.35

In ogni puntata un libro alle prese con il Cinico Recensore. Senza peli sulla lingua 
con quell’attitudine DIY che lo contraddistingue

 

RADIO GALILEO UMBIA – Per Brevità Chiamato Artista

http://www.radiogalileo.it/programmi/lista-programmi/per-brevita-chiamato-artista 

Va in onda: Lunedì dalle 16 alle 17,45 ed il Martedì dalle 16,30 alle 18
Conduttore/i: Alessandro Cavalieri

Alessandro CavalieriL’appuntamento è dedicato a tutti quelli che, non 
sapendo cosa scrivere sulla Carta d’Identità, per 
brevità, scrivono semplicemente : Artista. Se fate 
parte di queste schiera di “incerti”, è lo show 
che fa per voi…Se invece siete semplicemente dei 
curiosi interessati, è l’occasione per saperne 
qualcosa in più. Interviste, collegamenti, news dal 
mondo dell’arte..cantanti, attori, artisti emergenti 
o già emersi, si “concedono”, radiofonicamente 
parlando, ai microfoni di Radio Galileo.

 

RADIO CERNUSCO STEREO – Settegiorni

http://www.rcs939.it/

Va in onda: Lunedì ore 19:00
Conduttore/i: Isabella Rotti

Rubrica condotta da Isabella Rotti (appuntamenti di cultura, arte e intrattenimento 
di Milano e provincia)..

 

KOPER CAPODISTRIA –  Artevisione Magazine

https://www.rtvslo.si/tvcapodistria/articolo/1920

Va in onda: Lunedì 20.30, anche canale televisivo
Conduttore/i: Laura Vianello

Arte visione magazine koper capodistria
Artevisione, settimanale di arte e cultura 
radio e televisivo, ideato e condotto in 
studio da Laura Vianello. Letteratura, arte, 
musica, cultura.

 

RAI STEREO 1  – Chiave di Lettura

http://www.raiplayradio.it/programmi/chiavedilettura/

Va in onda: Lunedì E Venerdì alle 21.02
Conduttore/i: Alessandra Rauti 

ALESSANDRA RAUTIL'appuntamento bisettimanale con un libro e il 
suo autore. Le firme più prestigiose della 
letteratura, quelle meno conosciute, oppure 
quelle esordienti, raccontano la storia che 
anima le pagine del volume appena pubblicato. 
Un modo per conoscere non solo la trama ma anche 
personaggi e luoghi. Un confronto con il reale 
o l'immaginario, con l'attualità o l'antico, 
con drammi sociali o argomenti più leggeri. 
Una conversazione a due voci dedicata a 
chi ama la lettura.

 

 

MARTEDI’. MARTEDI’. MARTEDI’.

RADIO TRENTINO IN BLU – Ritagli d’autore

http://www.trentinoinblu.it/Palinsesto/Programmi/Ritagli-d-autore

Va in onda: Martedì ore 12:35

Una finestra sulle principali mostre d’arte e sugli eventi culturali legati a 
pittura, scultura, fotografia, in onda ogni martedì mattina alle 10.35 ed in 
replica il venerdì alle 18.30.

 

RADIO CITTA’ FUTURA – (S)punti di vista

http://www.radiocittafutura.it/

Va in onda: Martedì ore 12:00
Conduttore/i: Flaminia Naro


Flaminia Naro Radio Citt Futura

Il martedì alle 12.00 c'è Flaminia Naro con
i suoi Spunti di vista. 

Ogni settimana autori di libri e registi 
cinematografici, attori e critici d'arte...

Insomma i protagonisti della scena culturale 
italiana, per offrire suggestioni, punti 
di vista, spunti di confronto

 

RADIO 3 NETWORK – Ciao Gender

https://www.radio3.net/ciaogender/

Va in onda: il Martedì alle 18:00 e la Domenica in replica alle 22:30

Ciao-Gender- programma radio
Rotocalco di informazione LGBTQ a Siena e 
provincia: spettacolo, musica, teatro, 
letteratura, arte, salute e prevenzione.

 

RADIO FRAGOLA TRIESTE – Retorika!

https://www.facebook.com/RetorikaRadioFragola/

Va in onda: Martedì ore 21:30

Ogni martedì sera alle ore 21 e 30 l’ardito programma entra nel vostro ambiente 
domestico mediante l’apparecchio radiofonico per educarvi ed asservirvi al Partito 
Retorika. Si dibatte di scelte musicali e letterarie, di cinematografo, d’attualità 
e di aulici passati. Si ascolta musica industriale, futurista, d’avanguardia, 
occulta, elettronica, posteriore-al-punk e di nuova ondata, oltre ai rumori del 
vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune 
elettriche. Tacete ed ascoltate Retorika! Disciplina!

 

 

MERCOLEDI’ MERCOLEDI’ MERCOLEDI’

RADIO BUDRIO BOLOGNA – Carta Vetrata

http://www.radiobudrio.it




Conduttore/i: Alberto Gaffi
Va in onda: ogni Mercoledì alle 11.35 e la Domenica 
alle 10.30

 

RADIO GODOT – Stazione Letteraria

http://www.radiogodot.it/

Va in onda: ogni Mercoledì alle 17:00
Conduttore/i: Eleonora Marsella e Maurizio Costa

 

CONTATTO RADIO MASSA – La nave dei folli

https://www.facebook.com/La-Nave-dei-Folli

Va in onda: ogni Mercoledì alle 22,30 in replica e il Sabato alle 17.40
Conduttore/i: Davide Lazzaroni


Davide Lazzaroni La nave dei folliLa Nave dei Folli è un programma notturno ideato e 
condotto da Davide Lazzaroni, in onda da quasi 20 
anni sulle frequenze dell''emittente radiofonica 
Contatto Radio Popolare Network (89.800 MHz per 
Massa Carrara e Versilia) allo stesso orario. 
la Nave dei Folli vuole essere un vascello ideale, 
libero e libertario, capace di condurre gli 
ascoltatori e gli ospiti a bordo attraverso rotte 
non usuali, partendo dalla musica e spingendosi 
senza limiti in ogni forma di espressività umana. 
Frequenti le citazioni letterarie ed i rimandi a produzioni 
cinematografiche o comunque ad opere che hanno arricchito la storia dell'arte..
Nel crogiolo alchemico della Nave dei Folli si fondono assieme tutti gli elementi 
che stuzzicano la curiosità di chi ascolta e di chi tiene salda la barra del timone. 
Un'avventura per palati fini…e stomachi forti.

 

GIOVEDI’ GIOVEDI’  GIOVEDI’

RADIO TRENTINO IN BLU – Un’ occhiata in libreria

http://www.trentinoinblu.it/Palinsesto/Programmi/Un-occhiata-in-libreria

Conduttore/i: L’autore del libro
Va in onda: Giovedì alle 11.40 e in replica il Lunedì alle 18.35

Le principali novità dell’editoria locale presentate direttamente dalla voce 
dei loro autori ai microfoni di Trentino in Blu. Da ascoltare e… da sfogliare. 
Giovedì alle 11.40 ed in replica il lunedì alle 18.35.

 

RADIO TRIESTE CITY – Citylegge

http://www.radiocitytrieste.it/WP/programmi/citylegge/

Va in onda: il Giovedì 16:00-18:00
Conduttore/i: Luisella Pacco

Contenitore culturale per parlare di libri, poesie, narrativa, saggistica, teatro. 
Ogni settimana un autore da conoscere - presente in studio o in collegamento 
telefonico - o da riscoprire insieme sfogliandone le opere

 

RADIO BIG WORLD (Madrid) – Radio book

http://www.peoplefromsalento.it/

Va in onda: Giovedì alle 18:30
Conduttore/i: Giulia Mastrantoni

Nasce Radio Book, la radio degli scrittori indipendenti. Un programma firmato dal 
blog Gli Scrittori della Porta Accanto che va in onda ogni giovedì, curato Giulia 
Mastrantoni. Il programma è nato grazie alla collaborazione con Radio Big World, 
web radio di Madrid gestita da gli speaker Davide e Giorgio.

 

RADIO DOLOMITI – Viaggio nella Scrittura

http://www.radiodolomiti.com/viaggio-nella-scrittura-3/

Va in onda: Giovedì alle 19 e in replica Sabato alle 12.45
Conduttore/i: Stefano Piffer

Itinerari veri e immaginari tra le pagine dei libri degli autori trentini. 

 

RADIO 3 NETWORK – Tim Magazine

https://www.radio3.net/timmagazine/

Va in onda: Giovedì alle 17.05
Conduttore/i: Roberta Nicolò  Mirco Roppolo Murakami Mao (gatto)

In onda la stagione n. 3 del programma dedicato alla cultura e realizzato 
tra Toscana e Ticino.Ogni settimana conosceremo personaggi italiani e 
svizzeri che operano in vari settori, dall’arte alla musica e a qualsiasi 
altra forma di espressione e comunicazione. Nella nostra sede di Lugano c’è 
Roberta Nicolò, redattrice e ideatrice del programma, e anche conduttrice 
insieme a Mirco Roppolo (dalla sede centrale di Poggibonsi). 
Per il reparto coccole, non poteva mancare il gatto più amato della 
radio: Murakami Mao.

 

ONDA D’URTO BRESCIA – Lo scaffale di Priamo

https://www.facebook.com/pg/loscaffalediPrimo/

Va in onda: Ogni primo Giovedì del mese alle 21:00

Sguardi da/per/su l'editoria indipendente e critica.

 

VENERDI’. VENERDI’. VENERDI’.

RADIO POPOLARE MILANO – Cult

http://www.radiopopolare.it/trasmissione/cult/

Va in onda: Il Venerdì 11,30 – 12,30
Conduttore/i: Ira Rubini

Cult è il quotidiano culturale di Radio Popolare (107.6). Cult è 
condotto da Ira Rubini e realizzato dalla redazione culturale di R.Popolare. 
Cult è cinema,Ira rubini arti visive, musica, teatro, letteratura, 
filosofia, sociologia, comunicazione, danza, fumetti e 
graphic-novels… e molto altro! Cult è in onda dal lunedì 
al venerdì dalle 11.30 alle 12.30.L’archivio dei contenuti 
delle passate stagioni di Cult 
lo trovate qui: cult.radiopopolare.it 
La sigla di Cult è “Two Dots” di Lusine.

 

RADIO CITTA’ APERTA ROMA – Webook

https://www.radiocittaperta.it

Va in onda: Il Venerdì dalle 12:00 alle 14:00
Conduttore/i: Orietta Cecchini

 

RADIO BLACK OUT (TO) – Era una notte buia e tempestosa

http://radioblackout.org/palinsesto/era-una-notte-buia-e-tempestosa/

Va in onda: il Venerdì alle ore 15:00

Un programma per parlare di scrittura, rivolta a chi vuole provare a 
scrivere, o già scrive e vorrebbe pubblicare, oppure si accontenta di 
leggere ma gli piacerebbe capire meglio come fanno gli scrittori. 
Quali i confini tra i generi, come si presenta un personaggio, come si 
costruisce una trama, come si crea un’atmosfera. Cosa sono l’incipit, 
l’editing, il flashback e l’e-book. Leggiamo e commentiamo branidi 
autori morti e viventi, italiani e stranieri, famosi e sconosciuti. 
Sono in regia con noi Emilio Salgari, Jack London, Beppe Fenoglio, 
Italo Calvino e James Ellroy. Spulciamo i libri che sull’argomento 
sono già stati scritti, curiosiamo sui siti e sui blog. Cerchiamo 
di orientarci nel mercato editoriale, un mondo affollato da sognatori 
ma anche da gatti e volpi. Per cui parliamo anche di diritto d’autore, 
lettere di presentazione, contratti di edizione, editori a pagamento, 
auto-pubblicazione e concorsi veri e finti.

  

RADIO GODOT – Book Reporter

http://www.radiogodot.it/


Va in onda: ogni Venerdi alle 18:00
Conduttore/i: Alessandro, Laura ed Aurora (cognomi top secret)

Radio godot libri


FLASH TORINO + RADIO POPOLARE – Artscapes

http://www.radioflash.to/programmi/artscapes/

http://www.radiopopolare.it/trasmissione/artscapes-soundscapes/

Va in onda: Il primo Venerdì del mese e in replica il terzo alle 20:00
Conduttore/i: Marco Aruga

artscapes radio flash torinoStorie, immagini e suoni contemporanei. 
Incontri, racconti ed interviste dal 
paesaggio dell’arte, dell’architettura, del 
design, della letteratura, dei nuovi media, 
della gastronomia… Artscapes è un viaggio 
nella creatività contemporanea, insieme a 
personaggi impegnati in discipline e campi 
di ricerca che spesso si intersecano e sono 
in dialogo tra di loro. Ci accompagna la 
musica, selezionata in ampi spazi di tempo e 
luogo, di provenienza e di ispirazione, per 
sottolineare le peculiarità dei nostri 
appuntamenti.

 

KOPER CAPODISTRIA – Quarta di copertina

 https://www.rtvslo.si/tvcapodistria/articolo/1921  (Show anche televisivo)

Va in onda: Venerdì - 20:45
In studio: Ospiti, interviste ad autori ed editori. Non solo libri.

 

 

SABATO, SABATO, SABATO

RADIO 24 – Il cacciatore di libri

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/cacciatore-libri

Va in onda: Sabato ore 6.20 e alle 22.00
Conduttore/i: Alessandra Tedesco

Un inviato virtuale in libreria per 
scoprire le novità editoriali, ma anche 
per rivalutare romanzi pubblicati da 
tempo. In ogni puntata un incontro con 
uno scrittore per parlare del libro e non 
solo. Curiosità sul mondo dell' editoria, 
festival culturali e tendenze.

 

RADIO CAPITAL – Libri a colacione 

https://www.facebook.com/pg/CapitalWeekend/about/

Va in onda: Sabato 7:10-10:00 e Domenica 9:00-12:00
Conduttore/i: Camilla Fraschini

La Cami è la più giovane speaker di Radio Capital: ha 33 anni, vive a Roma, 
è sorridente, dolce, ama le cose belle: cibo, moda, libri… Sì, ama i libri, e le è 
piaciuto da subito lo stile Personal Book Shopper, il nostro modo originale di 
consigliare libri in base all’umore del lettore e non ai classici percorsi di 
lettura. Ha deciso di scommettere su di noi, e non la deluderemo. 
Ospiterà le Personal Book Shopper ogni settimana nella sua trasmissione Capital
Weekend in onda su Radio Capital il sabato dalle 7.00 alle 10.00 e la domenica 
dalle 9.00 alle 12.00.

 

RADIO SPAZIO NOI – Curarsi con i libri

https://www.radiospazionoi.arcidiocesi.palermo.it/

Va in onda: Sabato alle 10.06
Conduttore/i:  Giovanna Curiale e Luana Luppo

Rimedi letterari per tutti i malanni, veri o finti

 

RADIO POPOLARE MILANO – Sabato Libri

http://www.radiopopolare.it/trasmissione/sabato-libri/

Va in onda: Sabato alle 10.38
Conduttore/i: Roberto Festa

Sabato Libri è la trasmissione di libri e cultura di Radio Popolare. 
Ogni settimana, interviste agli autori, approfondimenti, le novità del dibattito 
culturale, soprattutto la passione della lettura e delle idee.

 

RADIO LOMBARDIA – Lombardia in libreria

https://www.radiolombardia.it/programmi/lombardia-in-libreria/

Va in onda: Sabato alle ore 12:30
Conduttore/i: Paola Farina


Paola Farina Radio Lombardia

I libri appena pubblicati, quelli “da leggere”, 
romanzi, saggi, storie di mondi lontani o racconti 
del nostro territorio. 


Ogni settimana, il sabato alle 12.30, “Lombardia in 
Libreria” dà voce agli autori che 
presentano le loro novità editoriali.

 

RADIO ONDA ROSSA  – Tabula Rasa

http://www.ondarossa.info/trx/tabula-rasa

Va in onda: Ogni 15 giorni, di sabato dalle 13 alle 14.

La trasmissione che parla di libri, attraverso recensione e interviste. 
Editoria indipendente, reading, letture di classici, iniziative ed eventi. 
FM 87.9 Roma 

 

RADIO RAI 3 – Pantheon

http://www.raiplayradio.it/programmi/pantheon/

Va in onda: il Sabato alle 18:00

È il programma che da voce a scrittori, umanisti e scienziati che hanno reso 
grande la nostra storia e la nostra cultura con opere indimenticabili che 
hanno ancora hanno un'eco nel nostro tempo e continuano a comunicare con noi. 

Protagonisti del Pantheon di Radio3 fino ad oggi: Niccolò Machiavelli, Galileo 
Galilei, Cesare Beccaria, Dante Alighieri, Albert Einstein, William Shakespeare, 
Claudio Abbado, Johann Wolfgang  Goethe, Tommaso Moro, John R. R.Tolkien, Primo 
Levi e Don Lorenzo Milani.

  

RADIO RADICALE – Le parole e le cose

http://www.radioradicale.it/rubriche/1215/le-parole-e-le-cose

Conduttore/i: Massimiliano Coccia
Va in onda: Sabato alle 20:00


Le parole e le cose, radio radicale

Uno spazio di conversazione ed analisi con i maggiori scrittori, 
autori ed intellettuali del panorama nazionale ed internazionale

 

 

DOMENICA DOMENICA DOMENICA

CITTA’ DEL CAPO BOLOGNA – La colazione dei campioni

https://www.facebook.com/LaColazioneDeiCampioniRcDC/

Va in onda: ogni Domenica dalle 13.30
Conduttore/i: Massimiliano Coletti

La Colazione dei Campioni è il nuovo programma radiofonico dedicato alle scritture 
contemporanee di Radio Città del Capo.Va in onda la domenica mattina alle 13.30. 
Un orario strano in un giorno difficile da definire. Sì perché potresti esserti 
appena alzato. Non saremo certo noi a giudicarti. O potresti esserti appena messo a 
tavola. Anche qui, sono fatti tuoi.Magari segui il calcio e stai andando in macchina 
allo stadio, o magari per te tutto è esattamente com’era ieri. Bene. Avanti così.
Da oggi però, hai una possibilità in più.Puoi accendere la radio, le frequenze 
le sai già.E puoi continuare a fare quello che stavi facendo.Noi saremo lì: 
Elena Cirioni e Massimiliano Colletti. Parleremo di libri, ma non correre. 
Niente lezioni, non siamo a scuola.Magari ti presentiamo qualche scrittore che non 
si vede tanto in giro, o ti raccontiamo di qualche libro che non pensavi esistesse.
Bè, certo. Ci sarà anche la musica. Siamo pur sempre in radio.Ok. Allora tutto 
confermato. Appuntamento per domenica alle 13.30 su Radio città del capo.

 

NOVA RADIO FIRENZE – Il garage ermetico

http://www.novaradio.info/programmi/il-garage-ermetico/

Va in onda: Domenica ore 21:00 e il Martedì in replica alle ore 16:00

il garage ermetico - Nova radioIl Garage Ermetico è radio, teatro, vino, 
spettacolo, sperimentazione: in una sola 
parola, cultura? Un viaggio alla ricerca 
di una destinazione ancora da capire, 
diversa e inaspettata, ma tessuto su storie 
e temi che ognuno di noi conosce da sempre. 
Ma non “come” le conoscete. 
Cosa aspettarsi: una nuova esperienza a 
metà tra la radio e il teatro. Un nuovo 
modo di leggere quello che 
si pensava di conoscere, sorridendo, 
scherzando, ascoltando una buona musica, 
scoprendo che dietro ad alle storie che 
da sempre conosciamo e abbiamo scoperto 
da sempre, c’è tutto un altro mondo da 
intravedere e costruire con uno sguardo 
laterale. Una varietà di artisti e un pubblico che vivrà in modo differente un 
esperimento di meta-teatro sono gli ingredienti per questo esperimento, in cui si 
vuole avvicinare i giovani in questo luogo bizzarro a metà tra il teatro e 
la radio, sentendosi complici di un momento stra-ordinario.

 

ALTRE RUBRICHE

RADIO RAI 1 – Neve

http://www.raiplayradio.it/programmi/neve/

Tante voci, tra le migliori del panorama della letteratura italiana contemporanea, per un’unica storia. Una staffetta di scrittura liberamente ispirata al cadavre exquis surrealista. Ogni giorno, dall’11 al 25 dicembre, un tassello di narrazione, affidato ad uno scrittore diverso, per arrivare al gran finale natalizio di un racconto compiuto.Nessuna regola se non quella di scrivere 2000 battute e prendere il testimone dallo scrittore precedente. Un regalo per gli ascoltatori, un calendario dell’Avvento in onda ogni giorno a Qui comincia, Fahrenheit e Radio3 Suite. Scritto da, in ordine di apparizione, Marco Lodoli, Marcello Fois, Teresa Ciabatti, Nicola Lagioia, Antonella Lattanzi, Diego De Silva, Matteo Nucci, Emanuele Trevi, Bianca Pitzorno, Donatella Di Pietrantonio, Simona Vinci, Giancarlo De Cataldo, Elena Stancanelli, Maurizio de Giovanni, Andrea Bajani. Ogni giorno ascolteremo la voce di uno scrittore diverso. La lettura integrale del racconto, in onda il 25 dicembre alle 20.30, è affidata all’attore Valerio Aprea.

 

RADIO CITTA’ FUTURA – Sezioni libri

http://www.radiocittafutura.it/index.php/libri

 

RADIO FLASH TORINO – Il libro della settimana

http://www.radioflash.to/programmi/illibrodellasettimana/

 

RTL – Sezione recensioni libri

https://www.rtl.it/notizie/recensioni/recensioni-libri/

a cura di Ivana Faccioli

 

RADIO RAMA  – Primer

http://www.peoplefromsalento.it

Conduttore/i: Simona Colletta

 

RADIO BIG WORLD

http://radiobigworld.com/

Programmi: Lettura Integrale/Storia della letteratura italiana/Presentando Libri

 

RADIO LIBRI

http://www.radiolibri.it/

Emittente web radiofonica molto seguita; tantissimi i programmi presenti nel palinsesto.   Programmi: Città di carta, Classifica Audible, Il libro di oggi. Oggi incontriamo, Hai mai fatto 100 km con un libro, L’editore al centro e tantissimi altri

letteratitudine

RADIO HINTERLAND – Letteratitudine

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/letteratitudine-radio/      Conduttore/i: Massimo Maugeri

Nel settembre del 2009, fui contattato da Gabriele Pugliese, direttore della milanese Radio Hinterland. Gabriele mi offrì uno “spazio radio” da integrare con il blog. Dopo una fase iniziale di “indecisione” (anche per via dei troppi impegni presi) accettai con entusiasmo. Nacque così Letteratitudine in Fm, lo spazio radiofonico legato al blog. Nelle prime settimane il programma “Letteratitudine in Fm” fu ospitato all’interno di un’altra trasmissione. Dal mese di maggio del 2010 il programma beneficiò di uno spazio autonomo. Da allora lo curo e lo conduco io con la collaborazione, in regia, di Federico Marin. Nel corso degli anni ho avuto l’onore e il provilegio di incrociare la mia voce con quella di alcuni dei più grandi scrittori nazionali e internazionali.

 

RADIO RADIOSA BASILICATA – Nel becco del gallo

https://www.radioradiosa.it/programma/nel-becco-del-gallo/

Conduce: Sergio Gallo 

Alberto Gaffi - Carta Vetrata

“Cosa c’è dentro quelle pagine? Qualcuno le chiama storie di carta. Ma in quelle righe c’è la sintesi di un vissuto, di una ricerca, di mille emozioni. E c’è anche armonia. Una sorta di immenso spartito composto da parole. Le senti prima nella testa quelle parole, poi passano nella pancia e nel cuore, raccolgono le tue di emozioni, le portano nella bocca e scalpitano per uscire e raggiungere altre anime. Nel becco del Gallo da voce a quell’urgenza, entrando in quelle storie di carta, cercando di incuriosirvi scovando piccoli dettagli o i profumi o la musica lì nascosti. Eh si, perché i libri non si toccano soltanto e non soltanto si leggono, i libri si ascoltano anche”.

 

RADIO VOCE DELLA SPERANZA – Libri e riviste

http://radiovocedellasperanza.it/category/libri-e-riviste/

Va in onda: Podcast disponibile sul sito

 

RADIO TRENTINO IN BLU –  Come dentro un libro

http://www.trentinoinblu.it/Palinsesto/Programmi/Come-dentro-un-libro

Conduttore/i: Walter Taufer

Incursioni tra le righe dei grandi autori. Walter Taufer ci porta dentro le pagine dei libri di viaggio, per scoprire i luoghi raccontati dai libri e vedere come scrittori e giornalisti, a partire dagli inizi del Novecento abbiano, a modo loro, raccontato il paesaggio e la società trentina.

 

RADIO RAI – Amabili testi

http://www.raiplay.it/programmi/amabilitesti/

Conduttore/i: Edoardo Albinati

Un curioso tra i libri degli altri. Edoardo Albinati curiosa in alcune “celebri” biblioteche private.

Per presentare e proporre il tuo libro in copia fisica e/o digitale alle redazioni di tutti questi programmi e ad i loro rispettivi conduttori in modo veloce, affidabile e professionale, contattaci su iltaccuinoufficiostampa@gmail.com

Il Taccuino Ufficio Stampa per scrittori

Intervista a Gianluca Morozzi

Gianluca Morozzi è uno scrittore e musicista bolognese. Nel 2001 pubblica il primo romanzo Despero, edito da Fernandel. Nel 2004 esce uno dei suoi lavori più noti Blackout, per la casa editrice Guanda, da cui è stato tratto un film. Negli anni si fa conoscere e apprezzare come scrittore prolifico ed eclettico di romanzi, racconti, saggi (tra cui un manuale di scrittura creativa in collaborazione con Raoul Melotto, e diverse pubblicazioni a tema musicale, alcune delle quali edite da Castelvecchi) e graphic novel (si ricordi Pandemonio per Fernandel e Il vangelo del coyote per Guanda). Nonostante la giovane età, gli è stata già dedicata una biografia L’era del Moroz. Tra la vita e la scrittura di Gianluca Morozzi (Carmine Brancaccio, Zikkurat, 2008). Nel 2018 pubblica la sua ultima fatica letteraria Gli annientatori, per la casa editrice TEA. 

Morozzi Gianluca

A cura di Antonella Quaglia

«Il primo marzo è uscito Gli annientatori, edito da TEA. L’ultima opera di una lunga, lunghissima serie tra romanzi, raccolte di racconti, graphic novel e saggi. Mi viene da pensare che tu provenga da un altro pianeta, o che almeno sia in possesso di una macchina del tempo che ti permetta di vivere esistenze parallele in cui scrivere senza sosta. Dai l’idea di non aver mai sofferto del blocco dello scrittore, come ci riesci e dove trovi tanta ispirazione?». Il blocco dello scrittore in effetti non l’ho mai avuto, per fortuna, e facendo tutti gli scongiuri possibili e immaginabili. L’ispirazione propriamente detta, intesa come: idea che arriva dal nulla e sembra un dono delle Muse, l’ho avuta forse quattro volte, e sono nati Despero, Blackout, Radiomorte e Colui che gli dei vogliono distruggere. Tutto il resto è arrivato da spunti reali. Come spiegherò più avanti, raccontando come è nato Gli annientatori.

«Come se non bastasse la tua prolifica carriera letteraria, trovi il tempo anche per essere un chitarrista, un conduttore radiofonico e un insegnante di scrittura creativa (e chissà quante altre cose). In veste di docente, quali sono i consigli che dispensi ai tuoi allievi? Quali opere e scrittori porti a esempio di buona narrativa?». Come docente, oltre a spiegare tecniche e a svelare trucchi, cerco di far capire che nella scrittura ci sono pochissime regole oggettive, che quel che funziona per uno scrittore magari non funziona affatto per un altro. E una grande parte dei miei corsi consiste nel far scoprire autori e libri che, magari, qualcuno poteva non conoscere… da Paolo Nori a Luigi Malerba, da La versione di Barney a Tenera è la notte, da Dieci piccoli indiani a Le tre bare.

«Non voglio banalizzare le tue opere inserendole forzatamente in un genere letterario, sarebbe inutile perché esse racchiudono tante suggestioni e prendono diverse strade. Però è chiaro che, al di là della tua frequentazione del genere noir, umoristico o pulp, l’elemento surreale è spesso preponderante. Non è un caso che nel tuo Chi non muore vi sia una citazione alla Loggia nera di Twin Peaks. Che rapporto hai con la dimensione onirica? Ti è mai capitato di scrivere un romanzo sulla base di un sogno che avevi fatto?». Un romanzo intero no, ma qualche capitolo sì, senz’altro… il racconto del cavaliere in armatura nel tunnel di Blackout, la storia dei vermi nello Specchio nero, qualche racconto breve…In genere mi sveglio convinto di aver sognato la trama del secolo, poi provo a buttarla giù, e piango.

«Il panorama letterario italiano è abbastanza sconfortante. Non è che non ci sia buona narrativa, ma non riesce spesso a emergere, sommersa dal mare di opere senz’anima, nate a tavolino per puri scopi monetari che niente hanno a che fare con la passione di raccontare storie e di regalare un’emozione. Ho letto una tua intervista in cui per primo constatavi quanto poco tu venga considerato dalla critica ufficiale, nonostante la tua notevole carriera. Credi ci sia speranza per l’editoria italiana?». Oh, sì, io sono molto realista nell’immediato quanto ottimista per il futuro: l’ho imparato in trentacinque anni da tifoso del Bologna. Quando il polverone della crisi si sarà depositato, vedremo chi di noi sarà ancora in piedi. Qualcuno si sarà ritirato, qualcuno sarà diventato completamente pazzo, qualcuno si sarà rivelato come bluff. Io di sicuro sarò in piedi. L’ho detto: ho studiato all’università dello stadio, sono fortificato.

«Raccontaci qualcosa del romanzo Gli annientatori. I motivi, se ci sono, che ti hanno spinto a scriverlo, un fatto bizzarro accaduto durante la sua produzione o delle coincidenze assurde capitate mentre, vagando per le strade di Bologna, pensavi alla trama». Immaginate di affittare una graziosa mansarda con la vostra ragazza, e di scoprire di essere gli unici abitanti di un palazzo di sei appartamenti a non essere membri della stessa famiglia. Famiglia, peraltro, non troppo simpatica. Con il padrone di casa al primo piano, i suoi fratelli tutti intorno, e le figlie con neonati urlanti e bambini liberi di fare karaoke alle sette del mattino muro a muro con voi. Che, se provate a lamentarvi del rumore, venite guardati come gli unici estranei seccatori che salgono e scendono le scale in un palazzo senza ascensore. Così, estremizzando molto, è nato Gli annientatori.

 

«Giulio Maspero è il protagonista de Gli annientatori. È un ragazzo bolognese preda dei dolori del giovane scrittore e seduttore. Nelle prime pagine del romanzo parli della nascita della passione per la scrittura di Giulio, del momento in cui ha affermato “voglio farlo anch’io” dopo la lettura de L’Uomo in fuga di un certo Richard Bachman. Chi conosce la tua biografia sa che questo elemento proviene dal tuo vissuto, da quando da ragazzo avevi letto tutto d’un fiato La lunga marcia dello stesso Richard Bachman. Poi hai scoperto che il nome dell’autore era uno pseudonimo di Stephen King, lo scrittore che hai preso a modello agli inizi della tua carriera, e del quale hai copiato lo stile per imparare il mestiere. Lo stesso King in On writing racconta di aver fatto lo stesso. Quanto hai lavorato prima di trovare la tua voce? Qual è stato il primo romanzo in cui hai capito di aver fatto il salto verso uno stile personale?». Potrei dire che ci ho lavorato per quasi vent’anni, dal mio primo racconto Divoratore cosmico, scritto su un block notes in spiaggia dopo aver letto La lunga marcia, fino al mio quarto romanzo Accecati dalla luce, che è il primo in cui ho sentito di padroneggiare veramente la materia. I primi tre romanzi erano molto inconsapevoli e punk.

«So che quando sei in cerca di ispirazione fai girare una trottola rossoblù che tieni sullo scrittoio. Non riesco a non pensare al totem di Dom Cobb nel film Inception e a come esso determini il passaggio dalla realtà a uno stato allucinatorio. È così anche per te? Quando scrivi sei sempre presente a te stesso o ti capita di entrare in una sorta di trance, posseduto dal demone della scrittura?». Il novanta per cento delle volte sono consapevole. Ma c’è un dieci per cento di trance agonistica, come si direbbe in ambito sportivo, in cui si passa temporaneamente a una dimensione superiore, per una, due, tre, a volte dieci pagine. Ed è molto bello.

«Osservando la tua produzione letteraria si ha l’impressione che vi sia una sfida che attui con te stesso e con i tuoi lettori a spingersi sempre oltre il limite, a sperimentare nuovi percorsi e possibilità. Se prendiamo ad esempio Blackout, thriller claustrofobico ambientato quasi interamente in un ascensore, mi domando come tu abbia fatto a mantenere la tensione e l’attenzione per una storia che si svolge in pochi metri quadrati. In molti tuoi lavori ti diverti a gettare ombre lunghe e terrificanti dietro l’apparente luce della normalità. Che tipo di rapporto hai instaurato con i tuoi lettori? Quali sono gli elementi del tuo stile che più ottengono consensi?». Per rendere leggibile Blackout ho ripassato il romanzo di Stephen King Il gioco di Gerald, cercando di rubargli le tecniche che ha usato per narrare 300 pagine tutte sopra un letto. I miei lettori si dividono, diciamo, in tre categorie: quelli che amano solo la mia produzione noir, quelli che mi preferiscono nella parte rock e comica, e quelli che leggono tutto di me. Io ringrazio tutte e tre le categorie.

«Nei tuoi romanzi vi sono spesso citazioni che spaziano dal cinema alla musica. Una parte della tua produzione è dedicata alla graphic novel, un genere che miscela arte e scrittura. Il potere della parola e il potere della cultura da soli potrebbero cambiare il mondo. O no?». Sì, e il bello è che in Italia il fumetto è considerato un genere di serie Z, qualcosa usa e getta, mentre in paesi come Belgio e Francia è reputato, appunto, arte. Come se non ci fossero romanzi bruttissimi e fumetti bellissimi. Parole e cultura possono cambiare, se non il mondo, una testa alla volta, una persona alla volta. Poco a poco, questo cambierà il mondo. Con calma e pazienza.

«Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari? Tornerai sul tuo pianeta o ci accompagnerai ancora un po’ con i tuoi racconti?». Ma ci mancherebbe. Ho in rampa di lancio la nuova edizione ampliata dell’Uomo fuco, poi l’Uomo liquido, che è il seguito dell’Uomo liscio, e sto finendo il nuovo romanzo Dracula ed io. Senza contare i racconti.

By Antonella Quaglia

La fantascienza incontra la critica sociale: Q502 di Sylvie Freddi (collaboratrice Wu Ming)

La fantascienza incontra la critica sociale in un romanzo ambientato in un futuro post apocalittico su Marte. La Terra è disabitata, l’esistenza dell’uomo è cambiata radicalmente ma le divisioni e i pregiudizi sono ancora presenti. In un mondo in cui non si è trovata una conciliazione con la diversità, si muove il protagonista Dylan, alla ricerca di una ragazza che potrebbe cambiare lo stato delle cose. Sylvie Freddi, già autrice di due racconti per l’esperimento narrativo Tifiamo Scaramouche del collettivo Wu Ming, narra la storia di Q502 con una prosa lucida e ricca di spunti scientifici. Il romanzo presenta una realtà distopica in cui la privazione della libertà è stata accettata, forse il peggior incubo dell’uomo contemporaneo, in cui esseri con il ruolo di lettori mentali possono entrare nella coscienza di ognuno e spiarne i ricordi e gli intenti. Un mondo che mai dovrebbe esistere, raccontato attraverso il punto di vista di chi crede ancora che si può lottare per la libertà, per la memoria e per l’uguaglianza.

q502

Titolo: Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo
Autore: Sylvie Freddi
Genere: Fantascienza
Casa Editrice: Stampa Alternativa
Collana: Eretica
Prezzo: 13 euro
Codice ISBN: 9788862226127

[…] Paula prese in braccio la piccola Q502. Era leggerissima. Le sfilò la tuta e l’adagiò nuda sul tavolo del laboratorio. La guardò con meraviglia, era così piccola e veniva da così lontano. A contatto con il freddo della superficie metallica, la Q502 aprì gli occhi, erano del colore della sabbia di Marte”.

http://www.facebook.com/librofantascienzaQ502/

Sylvie Freddi in Q502 ci conduce in un futuro che tanto lontano forse non è: l’uomo ha dovuto adattarsi a una nuova realtà per sopravvivere, ha dovuto abbandonare la madre Terra ormai compromessa e le certezze che per secoli hanno guidato la sua esistenza. In questo nuovo assetto costruito su Marte, l’essere umano ha trasferito le paure ancestrali e i pregiudizi che ha sempre conservato nel suo cuore. Il diverso è ancora visto come estraneo, come qualcosa da combattere e non da accogliere e da cui imparare. Nuove razze si sono affiancate all’uomo col progredire incessante della tecnologia, ma l’aumento di conoscenza e intelligenza non ha eliminato la chiusura mentale. C’è chi cerca di combattere creando un Comitato per la liberazione dei mutanti, c’è chi cerca di purificare il mondo da chi ha un DNA diverso dal proprio e c’è chi, come il protagonista Dylan, cerca di trovare un significato oltre il vano senso di libertà in cui vive. La tecnologia permea ogni aspetto dell’esistenza marziana: vi sono innesti che permettono di assumere identità diverse dalla propria, la musica non è un elemento esterno ma è inserita nel palmo della mano, e si diffonde nel corpo come il sangue, le comunicazioni avvengono tramite piccoli ologrammi da schiacciare una volta concluse. In questo mondo tecnologico che potrebbe conferire grandi libertà, si è osservati di continuo da grandi occhi volanti di orwelliana memoria. L’indipendenza è merce rara, non sono spiate solo le azioni, ma anche i pensieri. Chi vive nella città bassa non può andare in quella alta, se non con un permesso di lavoro. L’attualità presente sotto la maschera della fantascienza è percepita dal lettore, che può dolorosamente constatare come gli emarginati sono purtroppo presenti in ogni storia, ma alla fine sono proprio quelli che soffrono a determinarne il corso. Una realtà in cui la mancanza di ossigeno -si vive con respiratori- si accompagna alla mancanza di memoria di un mondo che non c’è più. La memoria, nel mondo di Q502, può essere alterata e nascosta. Dopo il Grande Esodo, il ricordo e le testimonianze del Mondo Originario sono considerati illegali. Senza memoria si può dominare, e i potenti che guidano le sorti del popolo lo sanno. Dylan combatterà affinché l’essere umano non dimentichi chi è, né da dove viene. Sylvie Freddi offre al lettore un viaggio in un futuro possibile e credibile, dando prova della grande attenzione che riserva alle dinamiche che intercorrono tra l’uomo e la Storia. Una capacità già dimostrata nella stesura dei due racconti, ambientati nel ‘700, facenti parte dell’esperimento narrativo Tifiamo Scaramouche del collettivo Wu Ming.

Q502 presentazione Roma

TRAMA. ASCOLTA TRAMA IN AUDIO . Nella città di Agra, su Marte, il detective Dylan viene incaricato da una donna Qinab, appartenente a una potente casta di mutanti scienziate, di ritrovare Q502, una ragazza scomparsa neonata venticinque anni prima. Per cercare di avere informazioni, Dylan, aiutato dal suo tutore Kofta, cultore della memoria e del passato, compra l’identità di un tecnico e va a lavorare su una raccoglitrice di meteoroidi su Phobos (una delle due lune di Marte) di proprietà dell’avido Consigliere Darkon, che probabilmente ha rapito Q502. Dopo un’estenuante corsa nel deserto, inseguito dai Regolatori, e dopo essere stato salvato da due mutanti, Dylan giunge a Dharavi, la città/discarica. Qui trova Hana, la ragazza Q502, impazzita per le torture subite durante la sua prigionia su Phobos. È solo l’inizio dell’avventura dei due ragazzi, uniti da un segreto e da un tatuaggio di una luna rivolta a oriente con tre puntini, che potrebbe cambiare per sempre le sorti del mondo a cui appartengono.

Silvye FreddiBIOGRAFIA. Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

 

http://www.facebook.com/librofantascienzaQ502/

 

APPUNTAMENTI

Presentazione ROMA del libro Q502 di Sylvie Freddi

Mercoledì 28 Febbraio, Roma

Indirizzo: c/0 Spazio Ducrot - Via Ascanio 8/9, 00186 Roma


Sito Location: http://www.viaggidellelefante.it/azienda


Orario Inizio / Fine Presentazione: dalle ore 18.30 sino alle ore 21.00

Presentatore: Stanislao de Marsanich presidente dei parchi letterari italiani

Lettore: l’attore Sergio Pieratttini


Davide Grassi – Astrofisico
Presentazione TORINO “Suoni nello spazio” - Q502 di Sylvie Freddi

23 marzo alle 21.00, Torino

Indirizzo: Circolo dei Lettori - Via Bogino 9 Torino

Orario Inizio / Fine Presentazione:
dalle ore 18.30

Presentatore: Chiara Mezzalama scrittrice

Lettrice: Elena Bedino attrice

Pianoforte: Anna Barbero 
Theremin: Lord Theremin (Lorenzo Giorda)

 

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IL TACCUINO UFFICIO STAMPA

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Provaci ancora Brancusi di Pietro Quadrino

Pietro Quadrino, interprete d’eccezione del teatro europeo contemporaneo, offre uno sguardo privilegiato sui suoi pensieri, sulle sue debolezze e paure, e nel farlo ci mostra che il coraggio non è solo degli eroi, ma anche di chi decide di lottare, nonostante lo sfavore delle stelle. Un romanzo autobiografico in cui Silvano Brancusi, alter ego dello scrittore, si muove nel mondo alla ricerca del riscatto, del vero amore, e del senso della vita. Si racconta di scelte importanti e della forza di andare contro corrente, anche quando i sogni e il successo sono a portata di mano

by Il Taccuino Ufficio Stampa

Pietro Quadrino

Titolo: Provaci ancora Brancusi
Autore: Pietro Quadrino
Genere: Autobiografico
Casa Editrice: LFA Publisher
Pagine: 213
Prezzo: 16,50 euro
Codice ISBN: 978-88-3343-006-5

Provaci ancora Brancusi di Pietro Quadrino ci conduce nelle avventure umane e professionali del suo protagonista, immerso nel flusso della vita, disponibile al cambiamento e pronto a tutto, in quello stato di grazia che è privilegio di chi sa capire e seguire la propria volontà. Silvano Brancusi è un personaggio che non cela niente al lettore, che mette a nudo la propria anima senza la paura di venire frainteso, con quell’abbandono e fiducia nell’uomo che solo un artista può avere. Viene presentato come un ragazzo passionale, presuntuoso a volte, ma lo stesso scrittore poi si domanda quanto davvero valga come attore e essere umano, in un dialogo con il suo alter ego in cui spesso ne esce sconfitto, ma mai perdente. All’inizio del romanzo si scopre che la consegna di una lettera può cambiare l’intero corso dell’esistenza del protagonista, e nelle pagine che seguono vi è la ricostruzione dei tre anni precedenti, delle rocambolesche avventure, delle sofferenze e delle vittorie, dei viaggi e delle perdite. Il racconto di una vita mostrato con le sue luci e le sue ombre, in cui, anche nei momenti di smarrimento, vi è una costante, una stella polare che dovrebbe guidare la vita di ognuno. Per il protagonista è l’amore, per il teatro e per una donna, che orienterà le sue scelte, anche quando esse riveleranno una follia quasi impossibile da comprendere. Provaci ancora Brancusi racconta il mondo interiore di un artista, già esso stesso romanzo, e lo fa con ironia e spregiudicatezza, senza censure. Lo scrittore-attore conosce bene l’animo umano e fa leva sui punti giusti, su quei temi universali che rendono gli uomini uguali: la volontà di riuscire, di non passare su questa terra senza lasciare un segno, e il bisogno dell’altro, di approvazione e di amore. Il protagonista ci scuote dal torpore, ci mostra come il coraggio sia dentro ognuno di noi, anche nelle situazioni più disperate, che i sogni sono tutto ciò che abbiamo e vanno preservati. E ci rassicura che tutti possono concedersi, se lo desiderano, una dose di follia.

Provaci ancora Brancusi

ASCOLTA TRAMA DI “PROVACI ANCORA BRANCUSI”

TRAMA. Silvano Brancusi è un giovane attore, scrittore e poeta. Scanzonato e irriverente, si ritrova catapultato ad Anversa, per seguire la compagnia del grande Peter Frame, uno degli artisti contemporanei più talentuosi e controversi, che lo chiama a creare uno spettacolo colossale della durata di 24 ore, Olympus. Ed è proprio durante le prove di questa folle creazione che Silvano incontrerà “la donna più bella del mondo”, Maria Lek, della quale si innamorerà “come ci s’innamora di un mistero”. Saranno anni di fatiche, avventure romantiche con molteplici donne e fallimenti, tra Parigi, Salonicco, Roma, l’Havana, Bruxelles, Milano, e infine Berlino, dove verrà messa in scena per la prima volta l’opera monumentale di Frame. E soprattutto saranno anni di sconvolgimenti emozionali, in cui Silvano inseguirà la donna dei propri sogni, la amerà e sarà amato, per poi essere abbandonato. Questa sofferenza lo porterà lontano, nello spazio e dentro sé stesso, non fermerà i suoi sogni ma lascerà un seme che maturerà nell’epilogo del romanzo. Il 23 novembre del 2018 Silvano Brancusi si trova di fronte alla più importante decisione della sua vita: fermarsi e ritirare il premio che si è finalmente conquistato con la sua opera prima, o lasciare tutto, rischiare di buttare all’aria anni di sacrifici e seguire un desiderio, più forte della razionalità.

“[…] Non riesco a spiegarmi il perché, ma se dovessi scegliere un posto dove nascondermi al mondo, andrei ad Anversa. I pavimenti delle strade sono scuri, le case sono scure, il cielo è scuro, le chiese sono scure. Ad Anversa sembrano celarsi tutti i segreti che le persone non possono più portarsi dietro: li hanno lasciati, depositati fra le mattonelle delle vie, fra i mattoni delle case, li hanno infilati nell’intercapedine delle rotaie del tram”.

BIOGRAFIA. Pietro Quadrino nasce a Roma nel 1987. Terminati gli studi in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, intraprende la carriera di attore teatrale. Si sposta a Parigi dove si diploma all’Accademia Internazionale delle Arti dello Spettacolo. Dopo alcuni anni di tournée in Francia con numerose compagnie, torna a lavorare in Italia, al Teatro di Roma. Dal 2012 entra a far parte della compagnia di teatro e danza dell’artista belga Jan Fabre, con il quale recita nei più importanti teatri tra Europa, America e Medio-Oriente. È uno degli attori di Mount Olympus, regia di Fabre, uno spettacolo evento di 24 ore sulla tragedia greca, premio UBU 2015 per il miglior spettacolo straniero. Durante questo periodo, Pietro Quadrino lavora anche con altri registi di rinomata fama internazionale quali Ariane Mnouchkine del Theatre du Soleil, Peter Brook, Jan Lawers, Alex Rigola, direttore della biennale-teatro di Venezia, e altri gruppi teatrali più giovani. Dal 2016 fonda la propria compagnia teatrale Post Scriptum Company per la creazione di nuovi spettacoli da lui stesso scritti e interpretati: L’Uomo Rivoltato, Jungle Dream, Oh my Girl-histoire de la virilité. Del 2018 è il suo primo romanzo, Provaci ancora Brancusi, selezionato tra i finalisti del concorso IOSCRITTORE. 

Blog del libro: http://silvanobrancusi.blogspot.it/

Pagina FB del libro: https://www.facebook.com/silvanobrancusi/

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE: PER CHI DESIDERA RICEVERE UNA COPIA FISICA O DIGITALE DEL LIBRO PER EVENTUALI APPROFONDIMENTI, PUO’ SEGNALARCELO A QUESTO INDIRIZZO MAIL O AL 3396038451

 

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La Fuoriuscita – Giuseppe Lago

Un romanzo psicologico che affronta in modo particolarmente accurato il tema della psicoterapia e dei suoi eccessi, non rinunciando al piacere di una trama intrigante, a tinte gialle. Giuseppe Lago, consulente per Skytg24, Tgcom e Virgin Radio, ci conduce in un intenso e spiazzante viaggio nel mondo delle emozioni, degli affetti e delle dinamiche interpersonali. 

by Il Taccuino Ufficio Stampa

La fuoriuscita Giuseppe Lago

Titolo: La Fuoriuscita
Autore: Giuseppe Lago
Genere: Psicologico
Casa Editrice: Alpes Italia
Collana: Psicoterapia e Storia
Pagine: 278
Prezzo: 19 euro
Codice ISBN: 978886531-452-4

VIDEO PRESENTAZIONE DE “LA FUORIUSCITA”

Presentato dallo scrittore Giuseppe Lago e dal regista Livio Bordone a Roma presso la libreria Altroquando, il romanzo “La Fuoriuscita” offre un percorso narrativo all’interno del quale emergono le complesse dinamiche che si instaurano tra paziente e psicoterapeuta. L’essenza del racconto risiede nella riflessione su questa importante relazione, e di come essa possa modificare in bene o in male la vita intima e affettiva di chi si sottopone alle sedute. Attraverso le figure antitetiche dei dottori Livio Spada e Adele Lussari, lo scrittore getta luce sulle differenze tra un percorso psicoanalitico incentrato sul benessere e l’equilibrio del paziente, e quello orientato a far emergere esclusivamente la personalità carismatica del terapeuta, divenuto guida spirituale e interessato solo a creare proselitismo e adorazione. Con una prosa impeccabile e argomentativa, ricca di spunti di riflessione, di citazioni letterarie e cinematografiche e di interpretazioni oniriche, Giuseppe Lago restituisce un ritratto estremamente attuale della fragilità umana e del bisogno di appartenere a un gruppo che possa legittimare la propria esistenza. La forza del romanzo sta nel trattare di argomenti di interesse scientifico e psicologico senza disturbare lo scorrimento di una trama appassionante, venata di tinte gialle, e abitata da personaggi complessi in cui ogni lettore può trovare una parte di sé.

GUARDA INTERVISTA GIUSEPPE LAGO SU TG SKY 24

ASCOLTA INTERVISTA A GIUSEPPE LAGO SU VIRGIN RADIO

TRAMA. Martha Weber, un’artista di trent’anni, entra nello studio dello psichiatra Livio Spada. Racconta di essere fuoriuscita da un gruppo terapeutico, detto “grande gruppo”, che frequentava da otto anni. Il gruppo è gestito da Adele Lussari, psichiatra affascinante e anticonvenzionale, che ostenta un atteggiamento ribelle nei confronti dell’ambiente scientifico-culturale che la circonda, proponendo il suo metodo alternativo chiamato “psicoscienza”. Le sedute si svolgono a villa Incom, residenza e studio della Lussari. Martha racconta la sua esperienza di seguace della donna, la quale tiene due grandi gruppi con circa cinquanta persone per volta, il venerdì e il sabato. Dal racconto emerge come queste sedute di psicoterapia non siano altro che una maschera per la setta creata dalla Lussari, autoproclamatasi guru carismatico. I seguaci sono costretti ad accettare l’autorità assoluta della loro conduttrice, e ad acquisire nel tempo i tratti della sua personalità, divenendo delle copie e rinunciando al libero arbitrio. La fragilità dei pazienti è terreno fertile per la donna, che riesce a insinuare dubbi, a mettere in crisi una personalità già alterata e a divenire insostituibile per il malcapitato. Il complesso sistema persuasivo e settario è presentato in modo scorrevole e dialogico attraverso il confronto tra vari personaggi che animano la vicenda: in primis Martha e Livio, gli unici a vedere oltre la coltre di fumo che la Lussari ha generato. Martha racconterà di Diego, suo compagno, anche lui coinvolto nel sistema di villa Incom, e poi divenuto l’amante di Adele Lussari, la quale contempla la possibilità di portare il paziente alla guarigione attraverso una relazione che comprenda una fusione di mente e corpo. Livio Spada arriverà a insinuarsi nelle sedute della sedicente psicoterapeuta, e a svolgere direttamente un interessante e trascinante confronto con lei. Anche il figlio di Adele, Ezio, frequenta il “grande gruppo”, e sarà proprio lui, suo malgrado, a smascherare un sistema corrotto, attraverso un episodio violento che metterà in crisi l’opera materna e che farà conoscere al “mondo reale” le contraddizioni del suo metodo. Alla fine non resterà altro che abbandonarsi a uno tsunami, e a fare i conti con i propri errori. 

Giuseppe Lago

BIOGRAFIA. Giuseppe Lago è un medico specializzato in Psichiatria e Psicoterapia breve e integrata. Direttore dell’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata, fondatore e condirettore del periodico semestrale Mente e Cura. Ha pubblicato vari libri tra i quali: Orientamenti diagnostici in Psichiatria e Psicoterapia clinica (2002) Ma.Gi. Roma; La Psicoterapia Psicodinamica Integrata: le basi e il metodo (2006) Alpes Italia, Roma; L’illusione di Mesmer (2014) Castelvecchi, Roma; Compendio di Psicoterapia (2016) Franco Angeli, Milano.

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Intervista a Franco Roselli

Franco Roselli è uno scrittore eclettico. Nella sua lunga carriera ha regalato parole al teatro, alla letteratura e al cinema. Ha lavorato e vissuto in Italia, Francia, Spagna e America, facendo tesoro di esperienze e incontri che hanno arricchito il suo modo di vedere la vita e di creare. Ad attività come ghostwriter, sceneggiatore, regista e autore, affianca il mestiere di scrittore. Nel 2000 pubblica la raccolta di racconti Prima un idiota, per la casa editrice Filippi Editore Venezia, in cui già emergono i temi cari alla sua poetica. Nel 2010 è la volta di Finestre e Porte, libro fotografico edito da Vada Crosby. Nel 2014 esce la sua ultima fatica letteraria, il romanzo Un Buddha in giardino (Joshua Hill) edita da Graphofeel edizioni, una saga famigliare che riesce a sorprendere e a commuovere, raccontando con delicatezza la lotta per la sopravvivenza e la felicità in un mondo di ingiustizie e pregiudizi per chi si percepisce come diverso.

A cura di Antonella Quaglia 

Franco Roselli

«Lei è sceneggiatore, regista, ghostwriter, autore televisivo e scrittore. Quali sono stati i primi approcci alla creatività? Il percorso intrapreso era nei suoi piani o la vita l’ha sorpresa con svolte inaspettate?».

Non ho memoria precisa di quando la scrittura è diventata parte importante della mia vita, ho avuto una infanzia e adolescenza piena di suggestioni letterarie e artistiche, i miei primi regali furono dei libri e una scatola di marionette e un teatrino di legno e cartone. È capitato che incontrassi persone che scrivevano per il cinema e per il teatro, alcuni artisti, altri semplici invisibili che lavoravano all’ombra di registi e sceneggiatori conosciuti. Ho scoperto la mia passione poco a poco, incontro dopo incontro, seguivo gli studi universitari e contemporaneamente rincorrevo il mio sogno di scrivere lavorando per altri; non era previsto un tal percorso, non conosco le istruzioni per un percorso tipo che porti a un lavoro come il mio, io per tanti anni sono stato invisibile, un ghostwriter senza nome nei titoli di coda o nelle schede di produzione. Il mio lavoro ha preso vita nelle opere di altre persone, nelle storie di altre persone, nelle immagini di altre persone. Consegnando i fogli con le pagine della sceneggiatura o le parti di un copione teatrale, io sparivo, le mie parole non erano più mie, anche i personaggi frutto della mia fantasia e ricerca non mi appartenevano più. Avrebbero avuto vita propria sullo schermo, su di un palcoscenico, grazie al soffio creativo di un regista o di un attore.

«Ha avuto la grande fortuna di lavorare con geni del cinema quali François Truffaut e Rainer Werner Fassbinder. Ci racconta una conversazione o un aneddoto che li riguarda, e che ha contribuito alla sua visione della scrittura e dell’esistenza?».

Durante il lungo percorso della mia carriera ci sono stati incontri importanti che hanno segnato, spesso spostato la direzione del cammino, rallentato o accelerato il passo. L’incontro con François Truffaut avvenne per caso, lavoravo per uno degli sceneggiatori che doveva ritrarre alcuni personaggi minori del racconto; lui mi affidò un personaggio femminile, io scrissi parecchie pagine, forse troppe, preso dall’entusiasmo. Sul set, all’alba, il regista mi fece avvicinare e notando il mio terrore sul volto, sorrise. “Un po’ troppo lungo, deve imparare a scrivere l’essenziale, quanto basta a non far annoiare il lettore o lo spettatore, liberi il suo talento denso di passione, sia calmo e leggero. Basta il tempo di una canzone, non vada oltre…”.Questa lezione di stile nella scrittura ha inciso nel mio lavoro e la misura di “UNA CANZONE” è diventata una mia regola nello scrivere. Nel folto gruppo di persone che lavorava con il regista tedesco Fassbinder, io entrai spinto da uno dei suoi musicisti, Peer Raben. Per i primi mesi si trattò di tradurre in corti piani sequenza alcuni passaggi del romanzo Berlin Alexanderplatz. Era un lavoro di precisione nell’appuntare i dettagli dei luoghi, degli ambienti, degli oggetti. Con Rainer gli incontri erano sempre fugaci e io non parlavo una parola di tedesco, ero teso, mi sentivo un oggetto estraneo in una oliata catena di montaggio. I luoghi comuni e i pettegolezzi su Rainer incutevano in me un terrore infantile, e oltre a non parlare tedesco, il mio francese o inglese avvolto dalla mia nervosa balbuzie dava origine a ilarità. Una sera mi arrivò un plico, nella pensione dove vivevo: erano una ventina di pagine in francese di un progetto per un film, Veronika Voss. La storia di un’anziana coppia scampata allo sterminio dei campi di concentramento, che decide di non sopportare più il dolore. Era una breve storia dentro un racconto complesso, la storia di due perdenti, di due sconfitti. Il traduttore in lingua italiana che lavorava per Fassbinder aveva scritto alcune note di suggerimento: “niente drammi, grande dolore, più silenzio che parole, dignità”. Ricordo che iniziai la sera stessa provando un enorme affetto per i due anziani, penso di aver immaginato che quella fosse la storia appartenuta alla mia famiglia. Consegnai il lavoro fatto, ogni tanto incontravo Rainer che entrava o usciva dalle sale di edizione e io evitavo di fermarmi. Passarono due mesi e una mattina mi dissero di andare in una sala di edizione, stavano visionando i giornalieri del film Veronika Voss; nella sala buia oltre a Raben c’era anche Fassbinder. Partì la proiezione e sullo schermo apparvero i due anziani, io scivolai sotto la poltrona dalla vergogna, era solo la prima scena delle dieci che avevo scritto. Si riaccesero le luci, Rainer si alzò, venne verso di me, mi diede la mano, e rivolto a Peer disse alcune parole. “Grazie, buon lavoro, li immaginavo così, fragili, dignitosi, bravo, lei ha aggiunto la tenerezza e la compassione, grazie.” Prima di uscire dalla sala Rainer disse una frase a Raben: “Dovresti andare a scuola di tedesco”.

«Nel romanzo Un Buddha in giardino vi è un’atmosfera di serena lucidità, di abbandono a una visione del mondo libero da dogmi e chiusure mentali e di ricerca di una gioia profonda attraverso il coraggio di affermare la propria unicità. Essere di fede buddhista ha apportato un valore aggiunto al mestiere di inventare storie?».

L’incontro con il buddismo è avvenuto 30 anni fa, io già scrivevo e già avevo la mia personale visione del mondo libero dalle stupidità, che rinchiudono la mente e provocano sofferenze inaudite. Aderire al buddismo è stato un passo semplice e che mi ha rafforzato dentro, mi ha insegnato ad avere un profondo rispetto per ogni esistenza, per ogni vita, ma prima di tutto ha fortificato una mia attitudine, quella di “ascoltare” le storie delle persone. Ciò che racconto sovente nasce dalle storie non sentite per caso ma ascoltate con il cuore. Ogni storia, ogni incontro, anche il più insignificante per me è prezioso, custodisco ogni cosa nella mia memoria aspettando l’occasione e il modo per ridarle vita e dignità. Il buddismo mi ha insegnato la disciplina nel lavoro e ha rafforzato il mio amore per lo studio, la lettura e la scrittura. 

«Nel libro fotografico Finestre e Porte punta l’obiettivo su oggetti che si utilizzano ogni giorno, ma che decontestualizzati acquisiscono una dimensione simbolica. Entrambi possono rimandare all’ignoto e alla chiusura in sé stessi o viceversa alla comunicazione e all’apertura al mondo. Mi ha colpito come in alcune fotografie sia presente la sua immagine riflessa. Vuole raccontarci il motivo che ha originato questo progetto?».

Fotografare per me è un personale modo, anche se lo ammetto non del tutto originale e inconsueto, per raccontare, per scrivere con le immagini. Il progetto e il libro Finestre e Porte è nato dalla raccolta di fotografie che l’editore americano ha scelto tra le mie foto. Sono foto in cui per me è importante osservare l’atmosfera di quei luoghi, oltre a ogni specifica situazione, che sia la porta di un palazzo famoso, di una casa antica, di un museo o di una normale abitazione; mi affascina la funzione: entrare, uscire, attraversare. Ho scelto che fosse la luce a dare energia alla foto. Lo stesso vale per le finestre, raramente ci sono delle persone dietro le finestre, lasciando così la fantasia per immaginare l’oltre. È per caso o per personale civetteria che io appaia nelle trasparenze di alcune delle foto.

«Lei è uno degli autori del programma televisivo Blob, in onda su Rai 3. Un lavoro in cui bisogna essere onnivori, e avere un grande spirito di osservazione. Come riesce a fare ordine nell’universo audiovisivo che ogni giorno esamina? Lo paragonerebbe al lavoro dello scrittore, che cerca un senso nelle immagini e nelle suggestioni della sua mente?».

Lavorare a Blob è un’esperienza massacrante, è un lavoro duro, impegna la mente, il corpo e la memoria. Non si tratta solo di vedere ore e ore di televisione nei tanti canali. Bisogna avere una mente veloce e paziente, non deve sfuggire nulla, anche i dettagli più banali sono utili alla costruzione di una trasmissione che rimarrà unica nel suo genere. Non esiste una trasmissione uguale all’altra, se anche nello stesso giorno i diversi membri della redazione di Blob lavorassero sullo stesso materiale televisivo del giorno precedente, avremmo una trasmissione differente per ognuno dei montaggi dei redattori. Perché il gusto personale, la memoria storica, l’emozione e la fatica sono diverse per ogni persona. Si scrive una storia con le immagini, o meglio, si scrive con frammenti, a volte di pochi secondi, creati da altri. Usiamo i suoni, i volti, il ritmo di racconti tra loro diversi che vengono spappolati e ricomposti per essere altro, un altro racconto, Blob. La disciplina dello scrittore aiuta certamente. I miei quaderni di appunti, o segnalazioni di situazioni televisive sono un dizionario decifrabile solo dagli autori di Blob. Non trovo difficoltà nel metodo artigianale del lavoro, uso sempre penna e carta, piccoli foglietti di appunti sparsi che raccolgo in un unico blocco, fisso le mie intuizioni in piccoli notes, mentre mi dedico a un lavoro letterario o alla scrittura di una sceneggiatura o di un testo teatrale.

«In una sua intervista ho letto che lei ama molto ascoltare e prendere spunto dalle storie e dai gesti di chi incontra. Si immerge nella vita e cerca di raccontarla aprendo “porte” su altri modi di vedere e sentire. In quest’ottica esperienziale, cosa pensa dell’uso dei social network come fonte principale di comunicazione, e in generale della maggiore frequentazione del mondo virtuale rispetto a quello reale?».

Uso i social network per curiosità, non sono un patito della comunicazione virtuale, mi è difficile aprirmi a rapporti che vivono solamente di contatti sulla tastiera di un pc o nelle righe di uno smartphone. Mi annoia il mondo virtuale, mancano i colori, i suoni, gli odori che sono parte essenziale del mio mondo creativo. Preferisco sbadigliare per noia davanti a una persona e chiedere scusa per la mia maleducazione, che chiudere il tablet perché non ho nulla da dire in alcune chat dove si delira. Uso le nuove tecnologie come una persona che prende un taxi per andare da un luogo all’altro. La creatività è frutto di lavoro solitario, di disciplina, di metodo, di lunghe letture e di ascolto della voce vera delle persone. In altre parole, nel mio caso personale, posso affermare che non credo solo all’ “ispirazione creativa”, ma credo soprattutto alla “traspirazione” creativa, al sudore della fatica quotidiana.

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«Nella raccolta di racconti Prima un idiota ricorre un motivo presente anche nel suo romanzo: l’uso dei profumi e dei colori per rendere viva una descrizione o per esprimere un moto dell’anima. Nel primo racconto lei afferma “In fondo le storie della gente sono uguali come percorso, mai come colore, sapore, intensità”. In Un Buddha in giardino spiega come per Selma le tonalità di pelle di diverse etnie le sembrino profumi. Lo stesso passato, nelle azioni di Linette, torna come fosse un profumo perduto. Questa attenzione agli stimoli sensoriali è sempre stata una cifra stilistica del suo lavoro di autore?».

Profumi e suoni sono degli elementi indispensabili nella mia scrittura, la memoria personale è alimentata, protetta da essi. Suoni come la voce umana, il canto, il suono di lingue sconosciute, le variazioni melodiche degli strumenti musicali, degli oggetti e della musica in sé stessa. Io scrivo sempre con la musica accanto, uso il silenzio totale quando devo correggere ed essere spietato nel rileggere ciò che ho scritto. I profumi sono uno stimolo ancora più profondo della musica, forse nasce dal mio passato, dalla mia infanzia: gli odori e i profumi della casa, del collegio, dei primi amori, a volte profumi piacevoli, seducenti, a volte evocativi di sofferenze. Sono sempre stato affascinato dalla presenza dell’aspetto sensoriale in letteratura; ricordo i miei primi turbamenti nel provare delle sensazioni leggendo le pagine di Proust, i suoi dolci e i profumi delle donne, l’aria densa del profumo dei lillà in Guy de Maupassant o Flaubert, l’odore acre del sale e del mare in Joyce, l’odore del pollo fritto e del sudore della schiena dei lavoratori neri nei romanzi di Tony Morrison o James Baldwin. Si impara a scrivere leggendo, ascoltando i suoni, annusando gli odori e i profumi dentro le pagine di questi scrittori.

«Un altro motivo ricorrente nel romanzo è l’uso simbolico della musica. Selma aspetta la canzone che l’avrebbe scossa dentro rivelandole il vero amore. Strange fruit di Billie Holiday diventa la metafora gentile attraverso cui Tony racconta ai figli degli orrori del razzismo. Non, je ne regrette rien di Edith Piaf ha il potere di abbattere il muro di dolore che Henry ha costruito, e quindi di curarlo. Quanto è importante la musica nella sua vita?».

La musica per me non è un espediente simbolico nella scrittura, è parte vitale, vorrei che si potesse ascoltare la musica mentre si leggono le mie pagine. Premetto che vorrei saper leggere la musica e suonare un qualsiasi strumento, ma sono negato per tale capacità. Ammiro chi sa suonare, anzi, invidio chi sa diventare musica suonando, o componendo. Per me tale persona possiede un’anima più estesa degli altri esseri umani. Nel mio lavoro sovente sento che una canzone o un brano musicale appartiene a un personaggio, che è parte della sua anima, e allora la musica diventa parte del suo corpo e del suo linguaggio. La musica per me non è mai un accompagnamento; quando si manifesta le azioni, le parole dei personaggi o ciò che accade attorno a lei diventano secondari.

«In Un Buddha in giardino si percepisce il senso di una responsabilità karmica conseguente alle proprie scelte. I personaggi lottano quotidianamente contro i pregiudizi e lo fanno mettendosi in discussione, cadendo e rialzandosi. Nel romanzo si affrontano temi quali il razzismo, l’omofobia e l’antisemitismo, senza indulgere nell’autocommiserazione ma dando invece una forte lezione di coraggio, di riscatto e di voglia di vivere e amare. In quali dei personaggi, se è successo, ha riversato più di sé stesso?».

Io provo una profonda tenerezza per i perdenti, i secondi in una gara di velocità, gli abbandonati che vivono dietro le quinte, quelli che non osano più perché si sono rassegnati. È facile raccontare i due aspetti delle vite dei protagonisti principali, il buono o il cattivo, spesso bastano pochi segni e poi si deve lasciarli andare verso il destino che gli appartiene, sia nel bene che nel male. Ne Un Buddha in giardino ogni personaggio si è preso una parte della mia anima, delle mie gioie, come delle mie vergogne.

«La famiglia Crosby, protagonista di Un Buddha in giardino, porta con sé una componente magica di cui Linette non è che la materializzazione. Ciò implica che, verso la conclusione del romanzo, tutti i fili delle vite dei personaggi secondari si uniscano grazie agli interventi più o meno consci degli elementi della famiglia. Lei crede nella possibilità che la nostra esistenza sia influenzata da qualche tipo di energia?».

Anche prima di diventare buddista non ho mai pensato al caso, o al fato come motore dell’esistenza umana. Sono convinto che esista una legge fondamentale, quella di causa ed effetto, credo nel karma delle persone come credo che la buddità esista in ogni essere vivente, e insieme a tutto ciò credo che ci siano delle energie e delle relazioni magiche che uniscono passato e futuro in un grande affresco di cui non ho compreso il senso, ma che non mi interessa scoprire. Non ci incontriamo per caso, non ci ignoriamo per caso, non ci amiamo per caso, non ci uccidiamo per caso, non ci ritroviamo per caso. I gradi di separazione tra gli esseri umani sono mistici, alle volte ci spingono a scelte crudeli e a errori, ma ci riservano pure sorprese imprevedibili.

«So che sta lavorando a un nuovo libro fotografico, intitolato My little America. Si può sperare anche in un seguito delle storie della famiglia Crosby?».

Le storie della famiglia Crosby hanno un seguito appena concluso nella fase di scrittura e assemblaggio a cura del mio editor americano. La seconda parte della storia dei Crosby ha dato origine a un romanzo dal titolo provvisorio Il profumo degli occhi. Il mio progetto è quello di unificare i due romanzi in un unico volume, per avere così l’intera saga familiare dei Crosby raccolta sotto un unico titolo (provvisorio) La canzone dei CrosbyMy little America è il progetto fotografico nato per mostrare quella parte dell’America dove vivo, il New England, fotografando la provincia americana con i suoi paesaggi e i resti del passato dei primi coloni che ancora resiste alla “mania del nuovo” degli americani. Nel frattempo ho iniziato un nuovo progetto, un romanzo storico, frutto di anni di ricerche presso le diocesi di Vienna e la Biblioteca Marciana di Venezia, ritrovando i documenti originali e leggendo gli studi di alcuni autori britannici per raccontare, in stile goldoniano, gli ultimi mesi di permanenza a Venezia di un musicista spesso trascurato, Antonio Lucio Vivaldi. Un ritratto della Venezia del 1740, una città in decadenza desiderosa di recuperare gli antichi splendori, e un romanzo storico sugli ultimi mesi di permanenza nella città lagunare del prete rosso, prima della sua misteriosa fuga verso Vienna.

Antonella Quaglia

Intervista a Christian Rovatti

Christian Rovatti è uno scrittore bolognese, edito da Giraldi Editore. È anche un batterista e un insegnante di musica e, se rispondendo al dilemma del Cappellaio Matto: «perché un corvo è simile a uno scrittorio?» diamo come soluzione che entrambi producono note, benché piatte, si può presumere che il ritmo che scorre nel sangue di un batterista è linfa vitale anche per la penna di uno scrittore. Se riesci a pescare il lettore nel mare della storia già dalle prime pagine, molto dipende anche dalla scorrevolezza e dal ritmo della scrittura. Christian Rovatti riesce a coinvolgerti, a farti ballare con lui. E lo ha fatto, per il momento, in due romanzi: Comodo buco addio del 2014 e Corpi estranei del 2016. In questa intervista ci racconta un po’ di quello che vaga nella sua mente.

A cura di Antonella Quaglia.

«Ciao Christian, benvenuto. Domanda lampo per rompere il ghiaccio e raccontare qualcosa di te. Una citazione da un libro che hai letto, una che ti è entrata dentro e non ti abbandona mai». Resto spesso folgorato da un passaggio letto in qualche libro, ma purtroppo ho una pessima memoria e altrettanto spesso me lo scordo. La citazione più di vecchia data che riesco ancora a ricordare è un aforisma di Nietzsche che ho letto da ragazzo e che ho inserito anche nel mio ultimo romanzo; diceva più o meno così: “La tua vita sia un tentativo; il tuo successo o insuccesso una dimostrazione. Ma fai in modo che si sappia che cosa hai voluto tentare e dimostrare”. Un monito d’altri tempi, pieno di passione e magnificenza. Pensare poi che è stato scritto da un uomo che avrebbe finito i suoi giorni in manicomio, prima ancora di sapere quanta influenza avrebbe avuto il suo pensiero sulla cultura del Novecento, mi mette davvero i brividi.

«Il tuo secondo romanzo, Corpi Estranei, è stato paragonato alle opere di Nick Hornby. Fa parte delle tue fonti di ispirazione? Quali sono gli scrittori e i libri che ami?» Non ho mai letto nulla di Hornby, ma so che è un grande appassionato di calcio e di musica; forse è questo suo secondo interesse ad avere suggerito un tale parallelismo, perché anche nei miei due primi romanzi si parla spesso di musica. In realtà non sono un grande lettore. Lo sono stato da ragazzo, però: amavo Baudelaire, Flaubert e Rimbaud, ed ero un vero divoratore dei libri di Hermann Hesse. Leggevo un po’ tutto quello che mi capitava per le mani, a dire la verità: Oscar Wilde, Virginia Woolf, George Orwell, Henry Miller, John Fante, Charles Bukowski, Jack Kerouac, Johann W. Goethe… Poi per un lungo periodo ho letto pochissimo, assorbito da altri interessi. Ultimamente ho ricominciato, ma sono una vera lumaca: posso metterci mesi a finire un romanzo. Tra gli ultimi libri che mi hanno appassionato potrei citare Il Signore delle Mosche di Golding, Stoner di Williams, Il Giocatore di Dostoevskij, L’autobiografia di Malcolm X e Il Piacere di D’Annunzio; se proprio dovessi citare una fonte di ispirazione per il mio ultimo libro, Corpi Estranei, scomoderei proprio quest’ultima lettura, che terminai proprio la sera prima di mettermi a scrivere il mio romanzo. Ma in generale cerco sempre di evitare influenze troppo ingombranti, quando scrivo qualcosa di mio; preferisco concentrarmi totalmente su ciò che voglio dire e su come lo voglio scrivere. Imitare lo stile di qualche altro narratore non rientra nelle mie capacità, né tanto meno nei miei obiettivi.

Corpi estranei

 

«La nostalgia e la musica sono motivi ricorrenti nei tuoi romanzi. Nelle tue storie parli di rimpianto per un amore perduto, per una identità perduta, per delle occasioni mancate, e lo fai mettendo sempre dei brani musicali di sottofondo. Crei una lettura stratificata, che coinvolge più del senso della vista. Una scelta stilistica o semplicemente una diretta conseguenza del tuo essere musicista e scrittore?» Se non suonassi resterei comunque un grande appassionato di musica, perché trovo che l’espressione musicale sia un mezzo potentissimo per veicolare non solo idee e concetti, ma soprattutto emozioni. La capacità evocativa di un verso poetico viene amplificata in modo esponenziale se anziché essere solo recitato esso viene cantato, o catalizzato in qualche modo da un accompagnamento musicale; lo sapevano bene anche gli antichi Greci, da cui tutta la metrica classica prende origine. Il ruolo che certe canzoni hanno ricoperto nella mia crescita personale è incalcolabile, e travalica ogni insegnamento scolastico. Sono stato molto fortunato, in questo senso, perché ho vissuto la mia adolescenza negli anni novanta, un’epoca in cui la musica era ancora in grado di aggregare le persone in una grande famiglia, trasmettendo valori e regalando emozioni autentiche. Basta confrontare la top ten di oggi con quelle di quegli anni, per dedurre che forse i ragazzi di quest’epoca non sono stati altrettanto fortunati, ma è una considerazione del tutto personale (forse sto solo invecchiando). È per questa ragione che, scrivendo i miei primi due libri, mi sono trovato spesso a considerare una citazione musicale il modo più efficace per fare pervenire al lettore l’emozione precisa che volevo trasmettergli: laddove la parola in sé non riesce, la musica può arrivare. Ora però vorrei liberarmi di questo espediente, e nel mio terzo lavoro sto cercando di evitare accuratamente ogni “scorciatoia emotiva” che la musica potrebbe fornirmi, demandando alle mie sole capacità narrative l’arduo compito di suscitare le sensazioni che intendo evocare.

«Il tuo primo romanzo, Comodo Buco Addio, prende spunto dai diari in cui raccontavi delle inquietudini della tua adolescenza. In Corpi Estranei ritroviamo ancora il tema dell’angoscia esistenziale, vista con gli occhi di un adulto. Mettendo nero su bianco una parte così intima di te, pensi che la scrittura ti abbia salvato?» Risposta numero uno: magari ci fosse riuscita, risparmierei molti soldi in alcool e psicoterapia. Risposta numero due: per poterlo affermare dovrei prima sapere che fine avrei fatto se non avessi deciso di cominciare a scrivere… In realtà non credo che esista una vera salvezza, ma solo un tentativo di restare a galla in attesa del grande vortice finale, che presto o tardi finirà per risucchiarci tutti negli abissi dell’ignoto. Può sembrare pessimista, ma è la realtà, e scrivere non salverà di certo nessuno né da questo destino né dall’inquietudine che questa inevitabile prospettiva può infondere. Però, trovarsi da soli davanti a una pagina bianca può avere una grande funzione liberatoria: può regalare la sensazione che la nostra breve esistenza su questa Terra abbia un senso profondo e permanente, elevandoci al di sopra della mera sopravvivenza. Qualcuno ha detto che ci sono tre modi per diventare immortali: fare un figlio, piantare un albero, o scrivere un libro. Per ora non ho figli, e non so se pianterò mai un albero, ma intanto sto cercando di scrivere libri, non si sa mai… Di certo, immergermi nella scrittura mi dà una certa soddisfazione e a tratti mi fa stare bene: questo basta e avanza. Tutti dovrebbero provare a farlo, ogni tanto; in una società che impone l’ipocrisia come abilità imprescindibile per conquistarsi la sopravvivenza, scrivere è di certo uno dei metodi più efficaci per restare in contatto con se stessi, evitando di immedesimarsi troppo in quella maschera che si è spesso costretti ad indossare nella vita cosiddetta adulta. In questo senso, forse, può davvero salvarci: non dall’angoscia, che in una qualche misura è probabilmente una componente inalienabile dell’esistenza umana, ma dal profondo disagio che questa angoscia può procurarci se non le diamo ascolto e se non individuiamo un canale attraverso il quale permetterle di fluire dall’interno verso l’esterno; proprio come una penna di tanto in tanto deve lasciare riversare il proprio inchiostro su un foglio di carta se non vuole che si secchi, inceppando la sua sfera.

Comodo buco addio

«Raccontaci delle tue abitudini nella scrittura. In che luogo preferisci scrivere? Ascolti della musica, che poi inserisci nei tuoi romanzi, per ispirarti? Fai leggere ciò che scrivi a una o più persone fidate, o ti chiudi nella solitudine dello scrittore?» Scrivo nei ritagli di tempo, solitamente di sera. Ho la mia piccola postazione: una scrivania, un pc, una stampante e una piccola abat-jour rossa. Scrivo possibilmente in silenzio, spesso in compagnia di una birra, o di un bicchiere di rum. Ogni poche righe mi alzo e faccio lunghi giri per la casa parlando da solo, in cerca magari di un termine più calzante, o di una frase più fluida. Capita però che mi prenda una gran voglia di scrivere nei momenti meno opportuni, magari mentre sono alla guida, o quando sono impegnato in altre faccende; in tal caso mi segno qualche idea sul bloc-notes del cellulare, ripromettendomi di elaborarla quando ne avrò l’opportunità (cosa che poi spesso non accade). Ho il telefono pieno zeppo di queste brevi annotazioni, che dimostrano quanto sia difficile fare coincidere i momenti prolifici con quelli effettivamente liberi e produttivi. In fase di revisione sì, chiedo una mano a qualche malcapitato per aiutarmi a scovare errori e ricevere una prima impressione del manoscritto; solitamente sono persone che mi sono vicine e di cui mi fido, anche a livello tecnico. Una di esse è Francesco Cunsolo, un amico che ha già scritto una splendida prefazione al mio primo libro, e che spero vorrà curare anche quella della mia prossima (mi auguro) pubblicazione.

«In Corpi Estranei racconti della crisi di Ivan, un trentenne in fase di transizione. È un uomo anestetizzato dalla routine e da un’ideale di vita borghese, che si chiede se sia in pace con le scelte che ha fatto nella vita. Ivan si trova faccia a faccia con lo spettro del «E se…». È successo anche a te, quando hai scelto di scrivere, dopo una vita dedicata alla musica? Ti sei voluto aprire un possibilità che, forse per paura, non avevi considerato?» Il mio primo libro è in realtà una sorta di diario che avevo scritto nel 1996, quando avevo diciassette anni, cui sin dal principio avevo tentato di dare un taglio romanzato, forse per allontanare dalla realtà le spiacevoli vicende che mi stavano accadendo. Poco dopo averlo concluso, lessi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi. Mi piacque, ma al tempo stesso mi scoraggiò, perché assomigliava molto, se non altro per stile, ambientazione e tematiche, al mio manoscritto. Nel frattempo la mia vita, proprio a causa delle vicissitudini narrate in quel racconto, era cambiata drasticamente, e cercare di pubblicare un libro diventò l’ultima delle mie priorità. Fu un periodo molto intenso, ricco di stravolgimenti, pieno di energie, di nuove amicizie e di emozioni. Fu in quegli anni che decisi di concentrarmi sulla musica: studiavo dalle quattro alle sei ore al giorno, poi andavo alle prove, o a suonare da qualche parte. Molti anni più tardi, durante alcune faccende domestiche, mi è capitato di ritrovare quella vecchia bozza scritta a mano in una carpetta che non ricordavo neanche più di avere in casa, e rileggendola mi si è acceso il desiderio di dare finalmente voce a quell’antico urlo adolescenziale. Ricopiai il testo sul mio pc, aggiustandolo un po’, e lo inviai a diverse case editrici. Se la Giraldi non mi avesse risposto, dichiarandosi intenzionata a pubblicarlo, probabilmente la mia parentesi da scrittore emergente si sarebbe chiusa prima ancora di aprirsi. Trovare un canale editoriale che credeva in me mi ha spinto a risuscitare una passione che evidentemente non si era mai spenta del tutto, e ora eccomi qua… Che poi questo sia stato un bene o un male non saprei dirlo: già faccio uno dei mestieri più precari e peggio retribuiti che si possano svolgere in Italia, ossia il musicista; ora che mi sono messo pure a scrivere non saprei proprio immaginarmi un quadro professionale più disastroso. Ma è così che è andata, e con gli “E se…” si potranno anche scrivere un paio di libri, ma di certo non la vita.

«Che significa per te vivere a Bologna, città che fa da sfondo a entrambi i tuoi romanzi?» Non saprei dire con esattezza cosa significhi vivere a Bologna, poiché sono nato e cresciuto qui e non ho alcun raffronto con quella che avrebbe potuto essere la mia vita abitando altrove. Posso dire che di Bologna mi piace molto lo slang, quel modo di parlare che se vieni da fuori non puoi comprendere senza qualcuno del posto che ti faccia da traduttore simultaneo. Una lingua vivace non può che rappresentare un popolo vivace, e per certi aspetti i bolognesi sono effettivamente persone piacevoli e dalla mentalità aperta, se non altro paragonati agli abitanti di altre città del nord delle dimensioni di Bologna. Per altri versi, però, ciascun bolognese nasconde un animo irremovibilmente borghese e provinciale, ben rappresentato dalla classe politica che da tempo immemore amministra la città. I miei romanzi sono ambientati a Bologna soltanto perché è qui che abito ed è questa la dimensione che ho avuto modo di conoscere meglio. Mi piace partire dalla realtà, quando scrivo, e ambientare un mio racconto in un posto che non conosco profondamente quanto la mia città natale, mi sarebbe risultato un po’ artificioso, sebbene non creda che avrebbe alterato così significativamente le tematiche e le idee di fondo che emergono dai miei scritti; a ben vedere, come si dice, tutto il mondo è paese.

«Il romanzo Corpi Estranei è, a mio parere, il ‘diario di un’inadeguatezza’ in cui si intravede una delle più grandi paure dell’uomo contemporaneo: essere un perdente. Si è pronti a calpestare i propri ideali e i propri sogni per non esserlo, spesso diventando la versione peggiore di se stessi. È quello che è accaduto a Ivan, o a te?» Non è accaduto del tutto né a Ivan né a me. Ma il prezzo da pagare è molto alto in entrambi i casi. Ivan resta intrappolato in un disagio che non ha la forza di contrastare, alla ricerca disperata di un filo di Arianna che lo aiuti a trovare la strada per uscire dal labirinto della sua desolata perdizione. Forse lo trova, forse no. Ma lui è solo un personaggio di carta. Nella vita reale, certi smarrimenti hanno talvolta esiti drammatici e molte persone, da adulte, si ritrovano a essere qualcosa di molto diverso da ciò che in gioventù avrebbero voluto diventare. Forse questo processo fa parte della crescita e della maturazione di un individuo, o forse è solo una triste degenerazione di tutti quegli ideali giovanili che alla prova dei fatti si rivelano incompatibili con i modelli di sopravvivenza che questa società, nel bene o nel male, impone. Come diceva il buon vecchio Aristotele: “l’uomo è un animale sociale” ed è impensabile che possa sfuggire all’influenza dell’ambiente che lo circonda. La grande magia di questa epoca è che, instillando in ogni singolo individuo il terrore di essere un perdente, e di trovarsi in quanto tale escluso dalla società, ha creato in realtà una massa di perdenti, eleggendo la mediocrità come rassicurante parametro di finta fratellanza e reciproca complicità. Se siamo tutti dei mediocri e dei perdenti, il vero escluso è chi cerca di emergere e di distinguersi. Questo processo, catalizzato in particolar modo dai social media e dai talent show, ha reso molto meno problematica la rinuncia ai propri sogni e l’abdicazione ai propri ideali, rendendole persino alla moda. In un mondo di zoppi, il vero storpio è chi cerca di camminare normalmente. Al di là di queste considerazioni di carattere generale, posso dire che, alla soglia dei quarant’anni, poche cose della mia vita hanno seguito il corso che speravo. E l’insoddisfazione ha un sapore molto più amaro, quando si diventa adulti; finché si è ragazzi si guarda avanti e si confida nel futuro, poi a un certo punto ti accorgi che il tempo a tua disposizione per aggiustare certe cose si sta riducendo, e da predatore cominci a sentirti preda. Non corri più per raggiungere qualcosa, ma per fuggire: fuggire dalla paura di avere giocato male le tue carte, paura di avere puntato sul cavallo sbagliato, paura di cadere e non riuscire più a rialzarti, paura di non essere all’altezza delle tue stesse aspettative, paura di non avere più il tempo e le risorse per trovare una via di fuga alternativa. Puoi continuare a credere in te stesso fino a un certo punto, ma quando ti rendi conto che più corri e più il traguardo si allontana, il rischio di crollare sotto il peso di un’invincibile frustrazione è molto concreto.

«Sei un musicista e uno scrittore. Hai altri sogni nel cassetto?» Trovarmi un lavoro serio? Oppure imparare a dare il massimo in quello che già faccio, senza farmi ostacolare dall’insicurezza, dalla paura di fallire, dal timore del giudizio degli altri, e da tutte le altre insidie caratteriali con cui spesso mi trovo a fare i conti. L’unica alternativa sarebbe scappare… dove, a fare che, e con quali soldi non lo so, ma lasciatemi sognare. Andrei a vivere in un posto lontano dalla città, magari vicino al mare, circondato dagli animali. Gli animali non si fanno cambiare dalle epoche in cui vivono. Un gatto era un gatto anche nell’antico Egitto, e sarà sempre un gatto. Le sue esigenze non cambiano, la sua anima è inaccessibile, inalterabile. Dagli animali c’è molto da imparare. Quando tutto intorno ci appare falso, corrotto e snaturato, guardare un cane negli occhi può aiutarci a ritrovare il senso arcaico e immutabile della vita, quel punto zero da cui un giorno l’umanità sarà costretta a ripartire.

Rovatti
Christian Rovatti

«Jennifer Egan ne Il tempo è un bastardo scrive del passare del tempo, della paura di crescere e fallire, e anche nel suo romanzo la musica è parte integrante della trama. Come reagisci al passare del tempo? Pensi anche tu che sia un bastardo?». Sì. Il tempo è come la madre: ti dà la vita e al tempo stesso ti condanna a morte. Ma al contrario della madre non muore mai; ti consuma, ti seppellisce e si dimentica di te, proseguendo beffardo il suo corso eterno. Credo però che, come dice Seneca, l’uomo abbia in qualche modo la possibilità di imparare a gestirsi la fugacità della sua vita, sfruttando al meglio il tempo che gli è concesso. Di un nemico troppo potente si dice: “Se non puoi sconfiggerlo, fattelo amico”. Quale nemico è più potente del tempo? E quale alleato è più prezioso di lui? Da batterista, poi, il tempo è di certo un problema che non posso ignorare; però posso imparare a giocarci, nella musica come nella vita. Anche i cani più aggressivi diventano dei cuccioloni mansueti, se impari a giocarci. E non dimentichiamoci che il tempo, per quanto bastardo sia, aggiusta tutto: appiana i problemi, guarisce le ferite, perdona i peccati, dimentica gli errori, lenisce il dolore, e talvolta dona anche belle sorprese. Come si fa a non amarlo? Proprio come una madre.

«So che stai scrivendo un nuovo romanzo. Puoi darci qualche dettaglio? Stai esplorando nuove strade?» I miei primi due romanzi, seppure diversi tra loro da tanti punti di vista, hanno in comune alcuni tratti distintivi, come l’utilizzo frequente della citazione, la tematica della musica, l’ambientazione strettamente territoriale e il linguaggio diretto e colorito dei dialoghi (spesso in netto contrasto con lo stile volutamente sobrio e introspettivo della narrazione). Nel terzo romanzo sto cercando di affrancarmi da questi cliché, concentrandomi maggiormente sulla tessitura di una trama uniforme e priva di riferimenti culturali e spazio-temporali precisi. Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che possa risultare attuale e coinvolgente anche a un lettore di un’altra epoca e di un’altra città. Non so se ce la farò, ma almeno in questo racconto sto elaborando un vero e proprio plot, che negli altri due romanzi, molto focalizzati sull’interiorità emotiva del protagonista, mancava quasi del tutto. Di certo sarà un romanzo più lungo degli altri e, sebbene ne abbia già scritto più di duecento pagine, non ho la minima idea, io per primo, di come andrà a finire. Quando scrivo arrivo sempre a un punto in cui il racconto acquista una vita propria, e da lì in poi non so più che direzione prenderà; se voglio scoprirlo posso solo continuare a scrivere e stare a guardare cosa succede.

a cura di Antonella Quaglia

Festival letterari italiani ed internazionali

Eccovi una lista di alcuni dei principali festival letterari italiani ed internazionali. Uno sguardo anche al settore indipendente.

by Redazione il Taccuino

festival letteratura

Se avete suggerimenti da darci, potete scriverci un commento o inviare una mail a redazione@iltaccuinoufficiostampa.com

Diretta Streaming Il Taccuino Ufficio Stampa 12 Dicembre ore 16:00

PROGRAMMA DIRETTA STREAMING
- Presentazione Staff e Servizi
- Perché non auto-promuoversi
- La gestione dentro e fuori da social di un evento letterario
- La distribuzione di un book-trailer
- La promozione radiofonica di un libro
- Strumenti di comunicazione alternativi
- I canali classici ed i nuovi canali della comunicazione digitale

Festival maggiori

  • Salone internazionale del libro di Torino (10-14 maggio 2018)
  • Festiva letteratura di Mantova (5-9 settembre 2018)
  • Children’s book fair di Bologna (26-29 marzo 2018) editoria per ragazzi/illustrazione
  • Letterature, festival internazionale, Roma (tra giugno e luglio)
  • Bookcity a Milano (16-19 novembre 2017)
  • Tempo di libri a Milano (8-12 marzo 2018)
  • Pordenonelegge (settembre)
  • Treviso comic book festival,
  • Lucca comics
  • Romics (Roma)

Festival Internazionali importanti:

  • London book fair, 10-12 aprile 2018
  • Salone del libro di Parigi, 16-19 marzo 2018
  • Frankfurter Buchmesse, 10-14 ottobre 2018

Festival dei libri

Festival editoria indipendente/piccole, medie case editrici

  • BUK, festival piccola e media editoria di Modena (24-25 marzo 2018)
  • Festival della Microeditoria (novembre)
  • Librixia a Brescia (tra settembre e ottobre)
  • Indipendentemente, fiera nel castello di Belgioioso (ottobre)
  • Bookpride a Milano (23-25 marzo 2018) organizzato da ODEI – osservatorio degli editori indipendenti
  • Elbabook, fiera editori indipendenti (luglio)
  • Calibro festival Perugia (marzo)
  • Più libri più liberi, fiera di Roma per la piccola/media editoria (6-10 dicembre 2017)
  • Firenze libro aperto (prima edizione tenuta quest’anno a febbraio)
  • Scrittori in città, Cuneo (15-20 novembre 2017)
  • Fiera delle Parole, Padova (novembre)
  • Fla, Pescara (novembre)

Altri Festival :

  • La grande invasione, Ivrea, 1-3 giugno 2018
  • Salone internazionale del libro usato, Milano, 20-21 gennaio 2018
  • I Boreali, festival della casa editrice Iperborea, date da definire
  • Nebbia gialla Suzzara noir festival, 2-4 febbraio 2018
  • Libri come, Roma, 15-18 marzo 2018
  • Rovigo racconta, 3-6 maggio 2018
  • TaoBuk, Taormina, 23-27 giugno 2018
  • Un’altra galassia, Napoli, 4-6 maggio 2018

Festival letterario

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