Quando e perché affidarsi ad un ufficio stampa per la promozione di un libro

Sempre più autori e case editrici si rivolgono ad un ufficio stampa di qualità. Perché? Ci si rivolge a un ufficio stampa professionale in primis per una serie di ragioni organizzative e per dei raggiungimenti di risultati ben precisi. Chi si rivolge a un ufficio stampa? A contattare un ufficio stampa sono esclusivamente quegli autori e case editrici che credono nel loro progetto e intendono diffonderlo e distribuirlo al meglio, differenziandosi da chi quest’azione non la compie. 

 

A cura del Taccuino Ufficio Stampa Bologna

 

https://www.facebook.com/iltaccuino.ufficiostampa/ Il Taccuino Ufficio Stampa

Ragioni organizzative per le quali ci si affida a un ufficio stampa:

  • Preparazione del materiale nel migliore dei modi
  • Diffusione del materiale tramite piattaforme apposite
  • Diffusione del materiale tramite strutture collaudate
  • Diffusione del materiale tramite addetti stampa dedicati
  • Raccolta delle pubblicazioni tramite applicazioni dedicate

 

PUNTO PER PUNTO

-Per la preparazione del materiale nel migliore dei modi. Comunicato stampa testuale Seo friendly con grafica dedicata, comunicato stampa in formato audio e/o video per emittenti

-Per la diffusione del materiale tramite piattaforme apposite nei giusti orari con notifica di ricezione e apertura delle mail inviate. Mediaddress piattaforma per giornalisti, Ear One piattaforma per invio di cartoline elettroniche a emittenti radio-televisive, Newsletter da server per utenti privati 

-Per la diffusione del materiale tramite strutture collaudate. ADN Kronos, Ansa, Aska News, Corriere tramite spedizioni tracciate

-Per la diffusione del materiale tramite addetti stampa dedicati. Nella nostra struttura: STAMPA6 Addetti Stampa dedicati, RADIO4 Addetti Stampa dedicati. TV – 2 Addetti Stampa dedicati, WEB – 30 Addetti Stampa (Generalista, Letteratura, Magazine, Blogging , Giornali on line, Portali, Eventi, Booktubers)

-Per la raccolta tramite applicazioni dedicate (Mediability, Pressclipping, Engage, Waypress) di tutti gli articoli, recensioni e interviste su: Stampa nazionale, locale, free-press // Web, blogging // Interviste radiofoniche e inserimenti in podcast //Interviste televisive

 Ufficio stampa il taccuino

Ragioni di risultato per le quali ci si affida a un ufficio stampa:

  • – Maggiore visibilità
  • – Aumento delle vendite
  • – Miglioramento dell’immagine dello scrittore o casa editrice
  • – Collage di differenti pareri sul libro e autore in promozione
  • – Effettivo risparmio temporale

PUNTO PER PUNTO

– Maggiore visibilità . Recensioni, interviste, articoli e servizi dedicati su Stampa, Radio, Web e Tv per un periodo minimo di quattro mesi portano necessariamente a una maggiore visibilità rispetto a tutti gli scrittori e case editrici che NON fanno questo tipo di investimento.

– Aumento effettivo delle vendite. Tutti gli scrittori e case editrici che hanno usufruito dei servizi promozionali del Taccuino hanno ottenuto un aumento delle vendite dei libri in promozione. Segnalazioni, interviste e recensioni di un certo livello, se indirizzate a un target giusto, portano sempre delle conversioni per l’autore in termini di acquisti.

VENDITE. Si tenga ben presente che il successo o meno delle vendite di un libro è la somma di una molteplicità di fattori che non sempre rientrano nel raggio d’azione tipico di un ufficio stampa. Esaminiamone alcuni.

  • Qualità della storia o del messaggio del libro mediocre
  • Originalità della storia o del messaggio del libro di basso livello
  • Scarsa qualità della stampa e dell’editing del libro
  • L’autopromozione del libro
  • Mancanza di una struttura promozionale qualificata
  • Struttura promozionale presente ma di pochi elementi
  • Mancanza di interi reparti promozionali (Tv, Web, Radio, Stampa, Social)
  • Bassa o insignificante appetibilità della copertina
  • Bassa o insignificante appetibilità del titolo del libro
  • Cattiva o inesistente presentazione del sito dell’autore o dell’editore
  • Scarsa reperibilità e ordinabilità del libro presso le librerie
  • Scarsa reperibilità e ordinabilità del libro on line
  • Prezzo eccessivo del libro
  • Mancata organizzazione di eventi promozionali
  • Mancata o scarsa presenza nei canali social dell’autore o del libro
  • Mancato o scarso rilancio sui canali social delle recensioni ottenute
  • Mancanza di investimento su: Facebook – Instagram – YouTube

– Miglioramento dell’immagine dello scrittore o casa editrice. Innanzitutto grazie all’azione di un ufficio stampa non state autorappresentando il vostro libro. Se poi, come nel nostro caso, siete rappresentati da un ufficio stampa non interno alla Vostra casa editrice, questo concetto risulta ulteriormente rafforzato. Allo stesso tempo state beneficiando di tutta una serie di pubblicazioni prolungate nel tempo da parte di marchi autorevoli di quotidiani, blog, magazine e radio. Contenuti che saranno condivisi all’interno dei nostri canali social, all’interno dei canali social dei media e amplificati da noi anche tramite newsletter trigger.

– Collage di differenti pareri sul libro e sull’autore in promozione. Lavorare con un ufficio stampa non significa solo “ottenere”, lavorare con un ufficio stampa significa anche “saper ascoltare”. In quattro o sei mesi di lavoro promozionale collezionerete numerosi pareri, recensioni e commenti sul vostro o i vostri lavori, fondamentali per comprendere e migliorare cosa è o non è piaciuto del vostro libro.

– Effettivo risparmio temporale. 

  • Risparmio di tempo per la ricerca dei contatti delle innumerevoli redazioni italiane stampa, radio, web, tv
  • Risparmio di tempo per l’invio e la preparazione del materiale
  • Risparmio di tempo per un re-call telefonico
  • Risparmio di tempo per spedizioni postali
  • Risparmio di tempo per ricerca di pubblicazioni avvenute

Press

COS’ALTRO PUO’ FARE UN UFFICIO STAMPA PER UNO SCRITTORE?

  • Creare e addobbare tutti i canali social dell‘autore/libro/casa editrice
  • Gestire e calendarizzare i canali social dell’autore/libro/casa editrice
  • Praticare un attento editing a tutte le interviste rilasciate dall’autore
  • Ricordarvi tutti gli impegni presi, tramite avvisi email e WhatsApp
  • Ideare due diverse anteprime antecedenti l’inizio della promozione, con invio del comunicato stampa a un campione in scala ridotta di giornalisti, speaker, emittenti radiotelevisive e agenzie, per comprendere quale sia la veste proposta più gradita
  • Quando si ricevono recensioni o interviste di notevole interesse,creare delle specifiche newsletter periodiche denominate “trigger” indirizzate a migliaia di utenti lettori. Lo scopo di tali azioni consiste nel far collegare all’utente il nome di un noto marchio o di un giornalista autorevole a quello di un autore ancora poco conosciuto.

ORGANIZZIAMO LA PROMOZIONE DI UN LIBRO

  • PREPARAZIONE
  • INVIO
  • VARIANTI
  • REPORTISTICA

Comunicato stampa

PREPARAZIONE

  • Valutazione del materiale . Lettura libro, invio responso
  • Preparazione promozione. Creazione comunicato Stampa Testo, Testo con Grafica, Audio, Video
  • Controllo Seo
  • Preparazione canali social autore
  • Spedizioni Fisiche
  • Richiesta Anteprima
  • Attivazione alerts e servizi per report

 

INVIO

Invio Promozione. Invio agenzie // Invio a media generalisti // Invio a media specifici del genere // Invio a media nel luogo di residenza dell’autore // Invio a media in prossimità di eventi confermati dell’autore // Invio a media per attiguità di argomento (esempio: libro di un autore di Genova ma su Bologna) // Invio Ear One // Invio Mediaddress

 

VARIANTI

Varianti della promozione di un libro

  • Trigger in base ad uscite importanti
  • Presentazioni
  • Organizzazione Blog tour
  • Organizzazione Mag tour
  • Organizzazione Radio tour
  • Organizzazione Review Party
  • Organizzazioni dirette canali social
  • Richieste di recensione
  • Richieste di segnalazione
  • Richieste di intervista
  • Richiesta di intervista “in loco”

 

REPORTISTICA

Controllo Promozione

  • Re-call Mail
  • Re-call Telefonici Redazioni
  • Controllo Uscite
  • Report Conclusivo

Ufficio stampa

 

DOMANDE/RISPOSTE 

Cosa è possibile promuovere con il Taccuino Ufficio Stampa?

  • Uno o più libri pubblicati negli ultimi 18 mesi
  • Una collana di libri
  • Uno scrittore attraverso la promozione di più libri
  • Fumetti, illustrazioni, libri fotografici ed artistici
  • Un evento letterario
  • Una serie di eventi letterari
  • Un concorso 

Che generi trattate? Narrativa generale, fantascienza, romanzo di formazione, distopico, biografia, psicologico, fantasy, erotico, satirico, raccolta di racconti, autobiografia, memoir, saggistica, poesia, comics, arte, musica, spiritualità, fotografia, manualistica 

Quanto durano i vostri servizi? 4 mesi, 6 mesi per il Gold Package. Il conteggio dei mesi parte da quando esce il primo articolo, non da quando riceviamo il materiale

Lavorate con case editrici a pagamento? Assolutamente no

Promuovete libri che non vi piacciono? Promuoviamo solo i libri che riteniamo meritevoli di promozione dopo un’attenta analisi ad opera di un minimo di due collaboratori, che avviene salvo imprevisti nell’arco di 6-10 giorni lavorativi; non è richiesto nessun compenso per la sola analisi-lettura del testo 

Garantite delle pubblicazioni? Assolutamente sì. Quando lo staff del Taccuino conferma l’interesse nel voler promuovere il libro in proposta, in ottemperanza al servizio scelto, vengono garantite un numero di pubblicazioni minime ben precise (Esempio: 15 news, 10 recensioni, 5 interviste web, 5 interviste radiofoniche, 5 segnalazioni stampa, 1 inserimento su Digitale terrestre)

Quali sono i media con i quali collaborate più assiduamente? Ogni promozione ha una storia a sé. È impossibile conoscere a priori dove usciranno i vostri articoli a causa di diverse variabili (genere del romanzo, ambientazione, sinossi del libro, provenienza dello scrittore, eventi confermati dello scrittore). Si può facilmente constatare, in base alle nostre effettive uscite, quali sono alcuni dei principali media-partner del Taccuino:

WEB. Tgcom24 – Lettera43 – ADN Kronos – Ansa news – Fatti italiani – Il Sussidiario – Blogo – Eko Journal – Q Libri – Mangialibri – Voglio essere sommersa dai libri – Prima pagina – Notizie nazionali – UkiZero – L’opinionista – I think magazine – Outsider Webzine – Jay Mag

TV. Tg3 – Koper Capodistria Tv – Tv Svizzera – Rai News 24 – Rai Scuola – Uno Mattina -Tg2 Achab libri – Caffe news Tv – Tele Lombardia – Radio Norba Tv – Radio Bruno Tv – San Marino TV

STAMPA. Repubblica – Il Foglio – Il Mattino – Gazzetta del Sud – La Sicilia – Il Manifesto – Qualsiasi quotidiano locale di ogni zona d’Italia – Leggo – Metro – Leggere: tutti – Class – Rumore- Rockerilla – Left – Pagina 99 – Rolling Stone – Blowup – Noi – Chi – Così – Visto -Famiglia Cristiana

RADIO. Proposta in tutti i canali radiofonici RAI – Isoradio – Radio Radicale – Radio Popolare Milano – Radio Padania – Radio Rock Roma – Radio Bruno – Radio Vaticana – Radio Verbania – Radio Flash Torino – RTM Sicilia (Sicilia orientale e Malta)Radio Città Futura Roma – Radio Rovigo – Nova Radio Firenze – Radio Popolare Verona – Radio Cortina – Radio Città Fujiko Bologna. Disponiamo inoltre di tre format cosiddetti “itineranti” che mandano in onda un’intervista pre-registrata con l’autore su una fascia di ben sessanta emittenti radiofoniche Fm di varie zone d’Italia 

Come faccio a controllare le uscite che sto ottenendo? Riceverete ogni Sabato un report di tutte le uscite ottenute. Per le urgenze, riceverete una mail e un messaggio WhatsApp. I passaggi delle interviste radiotelevisive vi saranno segnalati prima della messa in onda. A fine incarico, riceverete una rassegna stampa completa. Se siete interessati a visionare un nostro lavoro completo potete richiederci una nostra rassegna stampa di un lavoro effettivamente svolto. 

Come si effettuano le interviste? Le interviste possono svolgersi: telefoniche in diretta, telefoniche registrate , in studio nella redazione della radio o tv, su Skype o Whatsapp (più raramente) 

Posso rescindere il contratto? Certamente il contratto può essere rescisso unilateralmente solo dalla casa editrice o scrittore con soli quindici giorni di preavviso 

Per i pagamenti esistono soluzioni rateizzate? Per il pacchetto minore non esistono soluzioni rateizzate. Per tutti gli altri pacchetti esistono soluzioni di pagamento in due o tre rate. Per le case editrici che ci garantiscono un minimo di sei pubblicazioni annuali pratichiamo diverse modalità di pagamento (Annuale, semestrale, trimestrale, mensile)

Cosa è compreso nei vostri costi? Costi di iva, Produzione del comunicato stampa, Diffusione del comunicato stampa, Invio tramite strutture consolidate, Re-call Telefonico, Promoters dedicati (a seconda del servizio scelto), Spedizioni ai media e ai collaboratoriStampa delle biografie degli scrittori da inserire nelle spedizioni, Applicazioni per reportistica Diffusione nei canali social del Taccuino, Report Settimanale, Report Conclusivo 

Come vi regolate con le case editrici? Che tipo di soluzioni proponete? Le case editrici che ci affidano un minimo di sei lavori promozionali annuali beneficiano di tutta una serie di sconti variabili dal 20% al 50%  rispetto i nostri prezzi di listino in base all’effettivo numero di lavori confermati, oltre che di promozioni gratuite dei loro eventi locali e gestione della calendarizzazione delle pagine social

Cosa devo fare per sottoporvi un romanzo? Può scriverci per fissare un appuntamento telefonico precisando nome referente, giorno, orario e recapito telefonico da contattare. Contestualmente (o se preferisce, successivamente all’appuntamento telefonico) può inviarci un generoso estratto di almeno 50 pagine o l’intero libro in formato PDF o .doc del libro o dei libri che gradisce promuovere con Noi. Può scriverci al nostro indirizzo iltaccuinoufficiostampa@gmail.com

È possibile prenotare un appuntamento di persona nella vostra sede?Certamente. Può scriverci con almeno 14 giorni di preavviso al nostro indirizzo 

Posso ricevere un report di un lavoro effettivamente svolto? Certamente. Può scriverci al nostro indirizzo 

Posso ricevere una lista mediatica completa del vostro data base? Certamente. Può scriverci al nostro indirizzo

PRENOTA UN APPUNTAMENTO TELEFONICO CON LA REDAZIONE DEL TACCUINO UFFICIO STAMPA BOLOGNA, SPECIFICANDO:

  • UN CONTATTO TELEFONICO
  • UN NOMINATIVO
  • QUANDO SI GRADISCE ESSERE CONTATTATI 

 

 

il taccuino ufficio stampa

Il Taccuino Ufficio Stampa Bologna

Via Silvagni 27/29   40137 Bologna

Cell.: +39 3396038451

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Intervista a Christian Rovatti

Christian Rovatti è uno scrittore bolognese, edito da Giraldi Editore. È anche un batterista e un insegnante di musica e, se rispondendo al dilemma del Cappellaio Matto: «perché un corvo è simile a uno scrittorio?» diamo come soluzione che entrambi producono note, benché piatte, si può presumere che il ritmo che scorre nel sangue di un batterista è linfa vitale anche per la penna di uno scrittore. Se riesci a pescare il lettore nel mare della storia già dalle prime pagine, molto dipende anche dalla scorrevolezza e dal ritmo della scrittura. Christian Rovatti riesce a coinvolgerti, a farti ballare con lui. E lo ha fatto, per il momento, in due romanzi: Comodo buco addio del 2014 e Corpi estranei del 2016. In questa intervista ci racconta un po’ di quello che vaga nella sua mente.

A cura di Antonella Quaglia.

«Ciao Christian, benvenuto. Domanda lampo per rompere il ghiaccio e raccontare qualcosa di te. Una citazione da un libro che hai letto, una che ti è entrata dentro e non ti abbandona mai». Resto spesso folgorato da un passaggio letto in qualche libro, ma purtroppo ho una pessima memoria e altrettanto spesso me lo scordo. La citazione più di vecchia data che riesco ancora a ricordare è un aforisma di Nietzsche che ho letto da ragazzo e che ho inserito anche nel mio ultimo romanzo; diceva più o meno così: “La tua vita sia un tentativo; il tuo successo o insuccesso una dimostrazione. Ma fai in modo che si sappia che cosa hai voluto tentare e dimostrare”. Un monito d’altri tempi, pieno di passione e magnificenza. Pensare poi che è stato scritto da un uomo che avrebbe finito i suoi giorni in manicomio, prima ancora di sapere quanta influenza avrebbe avuto il suo pensiero sulla cultura del Novecento, mi mette davvero i brividi.

«Il tuo secondo romanzo, Corpi Estranei, è stato paragonato alle opere di Nick Hornby. Fa parte delle tue fonti di ispirazione? Quali sono gli scrittori e i libri che ami?» Non ho mai letto nulla di Hornby, ma so che è un grande appassionato di calcio e di musica; forse è questo suo secondo interesse ad avere suggerito un tale parallelismo, perché anche nei miei due primi romanzi si parla spesso di musica. In realtà non sono un grande lettore. Lo sono stato da ragazzo, però: amavo Baudelaire, Flaubert e Rimbaud, ed ero un vero divoratore dei libri di Hermann Hesse. Leggevo un po’ tutto quello che mi capitava per le mani, a dire la verità: Oscar Wilde, Virginia Woolf, George Orwell, Henry Miller, John Fante, Charles Bukowski, Jack Kerouac, Johann W. Goethe… Poi per un lungo periodo ho letto pochissimo, assorbito da altri interessi. Ultimamente ho ricominciato, ma sono una vera lumaca: posso metterci mesi a finire un romanzo. Tra gli ultimi libri che mi hanno appassionato potrei citare Il Signore delle Mosche di Golding, Stoner di Williams, Il Giocatore di Dostoevskij, L’autobiografia di Malcolm X e Il Piacere di D’Annunzio; se proprio dovessi citare una fonte di ispirazione per il mio ultimo libro, Corpi Estranei, scomoderei proprio quest’ultima lettura, che terminai proprio la sera prima di mettermi a scrivere il mio romanzo. Ma in generale cerco sempre di evitare influenze troppo ingombranti, quando scrivo qualcosa di mio; preferisco concentrarmi totalmente su ciò che voglio dire e su come lo voglio scrivere. Imitare lo stile di qualche altro narratore non rientra nelle mie capacità, né tanto meno nei miei obiettivi.

Corpi estranei

 

«La nostalgia e la musica sono motivi ricorrenti nei tuoi romanzi. Nelle tue storie parli di rimpianto per un amore perduto, per una identità perduta, per delle occasioni mancate, e lo fai mettendo sempre dei brani musicali di sottofondo. Crei una lettura stratificata, che coinvolge più del senso della vista. Una scelta stilistica o semplicemente una diretta conseguenza del tuo essere musicista e scrittore?» Se non suonassi resterei comunque un grande appassionato di musica, perché trovo che l’espressione musicale sia un mezzo potentissimo per veicolare non solo idee e concetti, ma soprattutto emozioni. La capacità evocativa di un verso poetico viene amplificata in modo esponenziale se anziché essere solo recitato esso viene cantato, o catalizzato in qualche modo da un accompagnamento musicale; lo sapevano bene anche gli antichi Greci, da cui tutta la metrica classica prende origine. Il ruolo che certe canzoni hanno ricoperto nella mia crescita personale è incalcolabile, e travalica ogni insegnamento scolastico. Sono stato molto fortunato, in questo senso, perché ho vissuto la mia adolescenza negli anni novanta, un’epoca in cui la musica era ancora in grado di aggregare le persone in una grande famiglia, trasmettendo valori e regalando emozioni autentiche. Basta confrontare la top ten di oggi con quelle di quegli anni, per dedurre che forse i ragazzi di quest’epoca non sono stati altrettanto fortunati, ma è una considerazione del tutto personale (forse sto solo invecchiando). È per questa ragione che, scrivendo i miei primi due libri, mi sono trovato spesso a considerare una citazione musicale il modo più efficace per fare pervenire al lettore l’emozione precisa che volevo trasmettergli: laddove la parola in sé non riesce, la musica può arrivare. Ora però vorrei liberarmi di questo espediente, e nel mio terzo lavoro sto cercando di evitare accuratamente ogni “scorciatoia emotiva” che la musica potrebbe fornirmi, demandando alle mie sole capacità narrative l’arduo compito di suscitare le sensazioni che intendo evocare.

«Il tuo primo romanzo, Comodo Buco Addio, prende spunto dai diari in cui raccontavi delle inquietudini della tua adolescenza. In Corpi Estranei ritroviamo ancora il tema dell’angoscia esistenziale, vista con gli occhi di un adulto. Mettendo nero su bianco una parte così intima di te, pensi che la scrittura ti abbia salvato?» Risposta numero uno: magari ci fosse riuscita, risparmierei molti soldi in alcool e psicoterapia. Risposta numero due: per poterlo affermare dovrei prima sapere che fine avrei fatto se non avessi deciso di cominciare a scrivere… In realtà non credo che esista una vera salvezza, ma solo un tentativo di restare a galla in attesa del grande vortice finale, che presto o tardi finirà per risucchiarci tutti negli abissi dell’ignoto. Può sembrare pessimista, ma è la realtà, e scrivere non salverà di certo nessuno né da questo destino né dall’inquietudine che questa inevitabile prospettiva può infondere. Però, trovarsi da soli davanti a una pagina bianca può avere una grande funzione liberatoria: può regalare la sensazione che la nostra breve esistenza su questa Terra abbia un senso profondo e permanente, elevandoci al di sopra della mera sopravvivenza. Qualcuno ha detto che ci sono tre modi per diventare immortali: fare un figlio, piantare un albero, o scrivere un libro. Per ora non ho figli, e non so se pianterò mai un albero, ma intanto sto cercando di scrivere libri, non si sa mai… Di certo, immergermi nella scrittura mi dà una certa soddisfazione e a tratti mi fa stare bene: questo basta e avanza. Tutti dovrebbero provare a farlo, ogni tanto; in una società che impone l’ipocrisia come abilità imprescindibile per conquistarsi la sopravvivenza, scrivere è di certo uno dei metodi più efficaci per restare in contatto con se stessi, evitando di immedesimarsi troppo in quella maschera che si è spesso costretti ad indossare nella vita cosiddetta adulta. In questo senso, forse, può davvero salvarci: non dall’angoscia, che in una qualche misura è probabilmente una componente inalienabile dell’esistenza umana, ma dal profondo disagio che questa angoscia può procurarci se non le diamo ascolto e se non individuiamo un canale attraverso il quale permetterle di fluire dall’interno verso l’esterno; proprio come una penna di tanto in tanto deve lasciare riversare il proprio inchiostro su un foglio di carta se non vuole che si secchi, inceppando la sua sfera.

Comodo buco addio

«Raccontaci delle tue abitudini nella scrittura. In che luogo preferisci scrivere? Ascolti della musica, che poi inserisci nei tuoi romanzi, per ispirarti? Fai leggere ciò che scrivi a una o più persone fidate, o ti chiudi nella solitudine dello scrittore?» Scrivo nei ritagli di tempo, solitamente di sera. Ho la mia piccola postazione: una scrivania, un pc, una stampante e una piccola abat-jour rossa. Scrivo possibilmente in silenzio, spesso in compagnia di una birra, o di un bicchiere di rum. Ogni poche righe mi alzo e faccio lunghi giri per la casa parlando da solo, in cerca magari di un termine più calzante, o di una frase più fluida. Capita però che mi prenda una gran voglia di scrivere nei momenti meno opportuni, magari mentre sono alla guida, o quando sono impegnato in altre faccende; in tal caso mi segno qualche idea sul bloc-notes del cellulare, ripromettendomi di elaborarla quando ne avrò l’opportunità (cosa che poi spesso non accade). Ho il telefono pieno zeppo di queste brevi annotazioni, che dimostrano quanto sia difficile fare coincidere i momenti prolifici con quelli effettivamente liberi e produttivi. In fase di revisione sì, chiedo una mano a qualche malcapitato per aiutarmi a scovare errori e ricevere una prima impressione del manoscritto; solitamente sono persone che mi sono vicine e di cui mi fido, anche a livello tecnico. Una di esse è Francesco Cunsolo, un amico che ha già scritto una splendida prefazione al mio primo libro, e che spero vorrà curare anche quella della mia prossima (mi auguro) pubblicazione.

«In Corpi Estranei racconti della crisi di Ivan, un trentenne in fase di transizione. È un uomo anestetizzato dalla routine e da un’ideale di vita borghese, che si chiede se sia in pace con le scelte che ha fatto nella vita. Ivan si trova faccia a faccia con lo spettro del «E se…». È successo anche a te, quando hai scelto di scrivere, dopo una vita dedicata alla musica? Ti sei voluto aprire un possibilità che, forse per paura, non avevi considerato?» Il mio primo libro è in realtà una sorta di diario che avevo scritto nel 1996, quando avevo diciassette anni, cui sin dal principio avevo tentato di dare un taglio romanzato, forse per allontanare dalla realtà le spiacevoli vicende che mi stavano accadendo. Poco dopo averlo concluso, lessi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi. Mi piacque, ma al tempo stesso mi scoraggiò, perché assomigliava molto, se non altro per stile, ambientazione e tematiche, al mio manoscritto. Nel frattempo la mia vita, proprio a causa delle vicissitudini narrate in quel racconto, era cambiata drasticamente, e cercare di pubblicare un libro diventò l’ultima delle mie priorità. Fu un periodo molto intenso, ricco di stravolgimenti, pieno di energie, di nuove amicizie e di emozioni. Fu in quegli anni che decisi di concentrarmi sulla musica: studiavo dalle quattro alle sei ore al giorno, poi andavo alle prove, o a suonare da qualche parte. Molti anni più tardi, durante alcune faccende domestiche, mi è capitato di ritrovare quella vecchia bozza scritta a mano in una carpetta che non ricordavo neanche più di avere in casa, e rileggendola mi si è acceso il desiderio di dare finalmente voce a quell’antico urlo adolescenziale. Ricopiai il testo sul mio pc, aggiustandolo un po’, e lo inviai a diverse case editrici. Se la Giraldi non mi avesse risposto, dichiarandosi intenzionata a pubblicarlo, probabilmente la mia parentesi da scrittore emergente si sarebbe chiusa prima ancora di aprirsi. Trovare un canale editoriale che credeva in me mi ha spinto a risuscitare una passione che evidentemente non si era mai spenta del tutto, e ora eccomi qua… Che poi questo sia stato un bene o un male non saprei dirlo: già faccio uno dei mestieri più precari e peggio retribuiti che si possano svolgere in Italia, ossia il musicista; ora che mi sono messo pure a scrivere non saprei proprio immaginarmi un quadro professionale più disastroso. Ma è così che è andata, e con gli “E se…” si potranno anche scrivere un paio di libri, ma di certo non la vita.

«Che significa per te vivere a Bologna, città che fa da sfondo a entrambi i tuoi romanzi?» Non saprei dire con esattezza cosa significhi vivere a Bologna, poiché sono nato e cresciuto qui e non ho alcun raffronto con quella che avrebbe potuto essere la mia vita abitando altrove. Posso dire che di Bologna mi piace molto lo slang, quel modo di parlare che se vieni da fuori non puoi comprendere senza qualcuno del posto che ti faccia da traduttore simultaneo. Una lingua vivace non può che rappresentare un popolo vivace, e per certi aspetti i bolognesi sono effettivamente persone piacevoli e dalla mentalità aperta, se non altro paragonati agli abitanti di altre città del nord delle dimensioni di Bologna. Per altri versi, però, ciascun bolognese nasconde un animo irremovibilmente borghese e provinciale, ben rappresentato dalla classe politica che da tempo immemore amministra la città. I miei romanzi sono ambientati a Bologna soltanto perché è qui che abito ed è questa la dimensione che ho avuto modo di conoscere meglio. Mi piace partire dalla realtà, quando scrivo, e ambientare un mio racconto in un posto che non conosco profondamente quanto la mia città natale, mi sarebbe risultato un po’ artificioso, sebbene non creda che avrebbe alterato così significativamente le tematiche e le idee di fondo che emergono dai miei scritti; a ben vedere, come si dice, tutto il mondo è paese.

«Il romanzo Corpi Estranei è, a mio parere, il ‘diario di un’inadeguatezza’ in cui si intravede una delle più grandi paure dell’uomo contemporaneo: essere un perdente. Si è pronti a calpestare i propri ideali e i propri sogni per non esserlo, spesso diventando la versione peggiore di se stessi. È quello che è accaduto a Ivan, o a te?» Non è accaduto del tutto né a Ivan né a me. Ma il prezzo da pagare è molto alto in entrambi i casi. Ivan resta intrappolato in un disagio che non ha la forza di contrastare, alla ricerca disperata di un filo di Arianna che lo aiuti a trovare la strada per uscire dal labirinto della sua desolata perdizione. Forse lo trova, forse no. Ma lui è solo un personaggio di carta. Nella vita reale, certi smarrimenti hanno talvolta esiti drammatici e molte persone, da adulte, si ritrovano a essere qualcosa di molto diverso da ciò che in gioventù avrebbero voluto diventare. Forse questo processo fa parte della crescita e della maturazione di un individuo, o forse è solo una triste degenerazione di tutti quegli ideali giovanili che alla prova dei fatti si rivelano incompatibili con i modelli di sopravvivenza che questa società, nel bene o nel male, impone. Come diceva il buon vecchio Aristotele: “l’uomo è un animale sociale” ed è impensabile che possa sfuggire all’influenza dell’ambiente che lo circonda. La grande magia di questa epoca è che, instillando in ogni singolo individuo il terrore di essere un perdente, e di trovarsi in quanto tale escluso dalla società, ha creato in realtà una massa di perdenti, eleggendo la mediocrità come rassicurante parametro di finta fratellanza e reciproca complicità. Se siamo tutti dei mediocri e dei perdenti, il vero escluso è chi cerca di emergere e di distinguersi. Questo processo, catalizzato in particolar modo dai social media e dai talent show, ha reso molto meno problematica la rinuncia ai propri sogni e l’abdicazione ai propri ideali, rendendole persino alla moda. In un mondo di zoppi, il vero storpio è chi cerca di camminare normalmente. Al di là di queste considerazioni di carattere generale, posso dire che, alla soglia dei quarant’anni, poche cose della mia vita hanno seguito il corso che speravo. E l’insoddisfazione ha un sapore molto più amaro, quando si diventa adulti; finché si è ragazzi si guarda avanti e si confida nel futuro, poi a un certo punto ti accorgi che il tempo a tua disposizione per aggiustare certe cose si sta riducendo, e da predatore cominci a sentirti preda. Non corri più per raggiungere qualcosa, ma per fuggire: fuggire dalla paura di avere giocato male le tue carte, paura di avere puntato sul cavallo sbagliato, paura di cadere e non riuscire più a rialzarti, paura di non essere all’altezza delle tue stesse aspettative, paura di non avere più il tempo e le risorse per trovare una via di fuga alternativa. Puoi continuare a credere in te stesso fino a un certo punto, ma quando ti rendi conto che più corri e più il traguardo si allontana, il rischio di crollare sotto il peso di un’invincibile frustrazione è molto concreto.

«Sei un musicista e uno scrittore. Hai altri sogni nel cassetto?» Trovarmi un lavoro serio? Oppure imparare a dare il massimo in quello che già faccio, senza farmi ostacolare dall’insicurezza, dalla paura di fallire, dal timore del giudizio degli altri, e da tutte le altre insidie caratteriali con cui spesso mi trovo a fare i conti. L’unica alternativa sarebbe scappare… dove, a fare che, e con quali soldi non lo so, ma lasciatemi sognare. Andrei a vivere in un posto lontano dalla città, magari vicino al mare, circondato dagli animali. Gli animali non si fanno cambiare dalle epoche in cui vivono. Un gatto era un gatto anche nell’antico Egitto, e sarà sempre un gatto. Le sue esigenze non cambiano, la sua anima è inaccessibile, inalterabile. Dagli animali c’è molto da imparare. Quando tutto intorno ci appare falso, corrotto e snaturato, guardare un cane negli occhi può aiutarci a ritrovare il senso arcaico e immutabile della vita, quel punto zero da cui un giorno l’umanità sarà costretta a ripartire.

Rovatti
Christian Rovatti

«Jennifer Egan ne Il tempo è un bastardo scrive del passare del tempo, della paura di crescere e fallire, e anche nel suo romanzo la musica è parte integrante della trama. Come reagisci al passare del tempo? Pensi anche tu che sia un bastardo?». Sì. Il tempo è come la madre: ti dà la vita e al tempo stesso ti condanna a morte. Ma al contrario della madre non muore mai; ti consuma, ti seppellisce e si dimentica di te, proseguendo beffardo il suo corso eterno. Credo però che, come dice Seneca, l’uomo abbia in qualche modo la possibilità di imparare a gestirsi la fugacità della sua vita, sfruttando al meglio il tempo che gli è concesso. Di un nemico troppo potente si dice: “Se non puoi sconfiggerlo, fattelo amico”. Quale nemico è più potente del tempo? E quale alleato è più prezioso di lui? Da batterista, poi, il tempo è di certo un problema che non posso ignorare; però posso imparare a giocarci, nella musica come nella vita. Anche i cani più aggressivi diventano dei cuccioloni mansueti, se impari a giocarci. E non dimentichiamoci che il tempo, per quanto bastardo sia, aggiusta tutto: appiana i problemi, guarisce le ferite, perdona i peccati, dimentica gli errori, lenisce il dolore, e talvolta dona anche belle sorprese. Come si fa a non amarlo? Proprio come una madre.

«So che stai scrivendo un nuovo romanzo. Puoi darci qualche dettaglio? Stai esplorando nuove strade?» I miei primi due romanzi, seppure diversi tra loro da tanti punti di vista, hanno in comune alcuni tratti distintivi, come l’utilizzo frequente della citazione, la tematica della musica, l’ambientazione strettamente territoriale e il linguaggio diretto e colorito dei dialoghi (spesso in netto contrasto con lo stile volutamente sobrio e introspettivo della narrazione). Nel terzo romanzo sto cercando di affrancarmi da questi cliché, concentrandomi maggiormente sulla tessitura di una trama uniforme e priva di riferimenti culturali e spazio-temporali precisi. Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che possa risultare attuale e coinvolgente anche a un lettore di un’altra epoca e di un’altra città. Non so se ce la farò, ma almeno in questo racconto sto elaborando un vero e proprio plot, che negli altri due romanzi, molto focalizzati sull’interiorità emotiva del protagonista, mancava quasi del tutto. Di certo sarà un romanzo più lungo degli altri e, sebbene ne abbia già scritto più di duecento pagine, non ho la minima idea, io per primo, di come andrà a finire. Quando scrivo arrivo sempre a un punto in cui il racconto acquista una vita propria, e da lì in poi non so più che direzione prenderà; se voglio scoprirlo posso solo continuare a scrivere e stare a guardare cosa succede.

a cura di Antonella Quaglia

Le recensioni del Taccuino

La ragazza che dormì con Dio  // Far west // La bella burocrate // Suttaterra

La ragazza che dormì con Dio (titolo originale The Girl Who Slept With God)

Di Val Brelinski

Casa editrice: Nutrimenti/collana Greenwich, pp.416

Uscita: Settembre 2017

Dal sito della casa editriceCosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi? La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime (…) Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall’animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio (…)

Recensione:Il romanzo segue la crescita umana della protagonista, cinta dalle maglie troppo strette di un’educazione cattolica, dalla claustrofobia e ignoranza di un paesino in cui una ragazza incinta va nascosta per non destare male lingue. Jory viene trasferita con la primogenita peccatrice in un luogo lontano abbastanza per cercare di arginare i danni, in una casa ai margini del paese. Qui le due ragazze attenderanno il momento del parto, sole. Questo scollamento dalla routine quotidiana creerà in Jory un cortocircuito di nuove emozioni ed esperienze che le mostreranno un nuovo modo di vivere più libero e imperfetto.

Estratto: Una volta, quello stesso anno, sua madre l’aveva trovata seduta a terra in camera sua, si trafiggeva l’interno della guancia con uno spillo. “Jory, ma si può sapere che stai facendo?”. “Niente”, aveva risposto lei, nascondendo lo spillo sotto la gamba. “Perché ti ficchi quel coso in bocca? Rispondimi”. Jory si era passata la punta dello spillo sull’interno del ginocchio. “Devo andare dal dentista domani”, aveva risposto. “E allora?”. “Volevo sapere cosa si prova. Quando ti fanno una puntura”. Sua madre aveva posato il bucato sul suo letto. Si era rialzata con le mani sui fianchi. “Il codardo muore mille volte”, aveva detto. “Il coraggioso una volta sola”. Si era voltata ed era uscita. Jory ricordava ancora a memoria quella citazione. Muore mille volte, si diceva mentre sbirciava nervosamente la strada alla ricerca del pulmino. Mille e una. Mille e due. Qualcosa che assomigliava sospettosamente a un vecchio scuolabus giallo svoltò l’angolo in fondo alla strada e si avvicinò sbuffando. Lo stomaco di Jory si contrasse dolorosamente, come se qualcuno le avesse stretto forte una cintura sotto il cuore.

 

La bella burocrate (titolo originale The Beautiful Bureaucrat)

Di Helen Phillips

La bella burocrate

Casa Editrice: Safarà, pp.176

Uscita: settembre 2017

Dal sito della casa editrice: In un edificio privo di finestre in un remoto quartiere di un’immensa città, la nuova assunta Josephine immette una serie infinita di numeri in un programma conosciuto solo come Database. Mentre i giorni si inanellano l’uno all’altro insieme alle pile di indecifrabili documenti, Josephine sente nascere dentro di sé un’inquietudine sempre più sottile e penetrante. Dopo l’inspiegabile sparizione di suo marito, in un crescendo vertiginoso Josephine scoprirà che la sua paura, divenuta oramai terrore, era pienamente giustificata.

Recensione: La bella burocrate è un romanzo distopico, visionario, a detta di molti critici kafkiano. La scrittrice riflette su come la tecnologia ci abbia lentamente spersonalizzati e trasformati in numeri. L’ufficio claustrofobico senza finestre in cui la protagonista lavora al computer è infatti una metafora dell’esistenza da schiavi a cui la società ci ha condannati, privandoci della speranza di poter andare oltre la sola sopravvivenza. A controbilanciare l’alienazione della protagonista ci sarà la tenerezza del rapporto d’amore di Josephine col marito Joseph, uniti anche nel nome, ultimo baluardo di umanità per cui valga la pena lottare.

Estratto: La persona che la intervistò non aveva la faccia. In altre circostanze – se il mercato del lavoro non fosse stato così squallido da così tanto tempo, se l’estate non fosse stata così cupa e afosa – questo avrebbe potuto scoraggiare Josephine dall’attraversare la porta di quell’ufficio fin dal primo momento. Ma per come stavano le cose il suo primo pensiero fu: oh, perfetto, l’aspetto dell’intervistatore probabilmente ha scoraggiato gli altri candidati! L’illusione della mancanza di faccia fu, come è ovvio, quasi immediatamente spiegabile: la pelle dell’intervistatore aveva la stessa tonalità grigiastra del muro alle sue spalle, gli occhi erano oscurati da un paio di occhiali altamente riflettenti, la fluorescenza appiattiva i lineamenti assemblati sopra l’asessuato completo grigio. Tuttavia, l’impressione persisteva.

 

Far west

Di Sonia Morganti

Far west - Sonia Morganti

Casa Editrice: Leone Editore/Collana Sàtura, pp. 296

Uscita: Ottobre 2017

Dal sito della casa editrice: 2060. Dennis, un nativo americano che ha lasciato la riserva per studiare in una delle più prestigiose università del paese, sta per laurearsi in ingegneria. Ma mentre si trova alla festa di laurea del suo migliore amico Frederick, viene sorpreso da una notizia sconcertante: si è esaurito il petrolio a livello mondiale, e nessuno dei paesi civilizzati è preparato a fronteggiare l’emergenza. Dennis, prevedendo lo scatenarsi del panico, decide di tornare dalla sua famiglia nella riserva, per affrontare così le conseguenze della crisi energetica, che rendono presto le città sempre più invivibili. Maniaci assetati di potere, intrighi politici e separatisti pronti a tutto sono solo alcuni dei pericoli di questo nuovo mondo, un far west in cui la legge del più forte sembra poter soffocare persino quella, eterna, dell’amore.

Recensione: Far West racconta una storia vecchia quanto il mondo ma purtroppo anche estremamente attuale. Far West racconta la lotta per una sopravvivenza messa a rischio dai propri simili. Non da disastri ambientali, non da virus letali, non da sbarchi di extraterrestri. No, Far West è prima di tutto un racconto del tentativo di sottomissione del potente sui più deboli, in questo caso i nativi americani. Far West è anche la storia della presa di consapevolezza identitaria del protagonista, Dennis, sfuggito alla vita noiosa della riserva per andare a studiare nella grande città. Sarà nella fatica della ricostruzione post apocalissi energetica e nel tentativo di salvare coloro che ama, che Dennis capirà l’importanza delle origini e della saggezza dei nativi americani.

EstrattoQuella sera il tramonto era particolarmente intenso: il fuoco del sole morente invadeva il cielo sotto gli occhi acuti di un condor che, apparentemente immobile, fluttuava senza fatica tra le colonne oscure delle mesa. Un uomo solo, presenza incidentale in quell’armonia, fissava l’orizzonte stringendo gli occhi, accecato dalla luce e perso nei propri pensieri. Presto sarebbe scesa la notte e lui sarebbe rimasto lì a meditare. Accese un piccolo falò e si avvolse in una coperta decorata da antichi simboli del suo popolo. Sistemò un pentolino sulle pietre vicine alla fiamma per tenere in caldo la bevanda che, insieme al fuoco, sarebbe stata il suo unico conforto fino all’alba. Il vento del deserto risaliva, portato dal respiro calmo della notte imminente. L’uomo si avvicinò al crinale per cogliere l’istante in cui l’ultimo bagliore del sole si arrende all’oscurità.

Suttaterra

Di Orazio Labbate

Suttaterra

Casa Editrice: Tunuè/Collana Romanzi, pp.120

Uscita: Novembre 2017

Dal sito della casa editriceGiuseppe Buscemi, siculo americano, è rimasto vedovo a soli trent’anni. Ormai lontano dalla realtà e prossimo al suicidio, riceve una lettera da Gela, inviata proprio dalla moglie defunta, che lo invita a raggiungerla là. Stravolto dallo spavento, e tuttavia custode indefesso dell’amore verso la donna, decide di seguire quel richiamo fantasmatico. Intraprenderà così un viaggio reale e metafisico dall’America alla Sicilia del sud, attraverso tappe esistenziali che suonano come una Via Crucis e l’incontro con personaggi surreali che sembrano emergere dalle profondità di un inferno mediterraneo.

Recensione: Suttaterra è un romanzo noir con accenti gotici, che narra la ricerca di un amore impossibile, perduto per sempre. E’ la storia di un’espiazione affrontata attraverso il ricordo e la paura nata dall’abbandono di ogni certezza terrena. Il protagonista, Giuseppe, becchino di professione, riceve una lettera dalla moglie defunta, Maria Boccadifuoco, in cui gli chiede di tornare in Italia, nel luogo dove si erano amati. Da questo momento straniante ha origine un viaggio fisico e intimo del protagonista, alla ricerca del senso di una chiamata improbabile dall’aldilà.

Estratto: “Sei un vedovo”, sussurrava alla camera, tastando con le dita smagrite la tasca dei jeans. Il cielo di là dalla finestra si inscuriva, sopra i palazzi, come la fantasia di un demone addormentato. Fissò la scrivania. Tentò di sfondarla con le mani, solo per scuoiarsi ancora una volta la pelle. Lui la chiamava malinconia: era un mestiere, da quando la moglie Maria era scomparsa un anno prima. Tre corvi sbattevano contro la finestra, uno si era spaccato il becco riuscendo però a forare il vetro. L’uomo allora si avvicinò, raccolse quella polvere adamantina e tracciò un cerchio attorno al buco a mo’ di un mago. Poi alzò l’imposta, e si arrampicò fino a sedersi, rivolto verso l’esterno, sulla sporgenza di pietra del davanzale. Pioveva nella notte e l’acqua caduta dal firmamento tintinnava come i campanelli di una messa.

 a cura di Antonella Quaglia