Intervista ad Alberto Calandriello

Alberto Calandriello è un assistente sociale e scrittore. Ha pubblicato nel 2014 Scusa, Ameri e nel 2016 I diari della varicella, entrambi per Matisklo Edizioni. Collabora con Radio Savona Sound al programma Mr. Rock e con BRG Radio, per cui ha ideato e conduce il programma Championship Vinyl. Da sempre grandissimo appassionato di musica, vanta una collezione di più di 9000 dischi oltre che un enorme assortimento di magliette rock. Da questa sua passione nasce il romanzo Abbassa quello stereo! edito da Gli Elefanti, in cui racconta della sua storia d’amore con la musica, e di ciò che significa per lui assistere con il cuore e con l’anima a un concerto. Ripercorrendo gli anni insieme alla sua fedele compagna, Alberto Calandriello racconta di sé, delle sue vittorie e dei suoi dolori, e del potere salvifico di piccoli romanzi scritti su un pentagramma.

A cura di Antonella Quaglia

alberto calandriello

«Nel tuo romanzo Abbassa quello stereo! parli di musica come solo chi l’ha capita fino in fondo sa fare. Nella musica tu trovi la prova più concreta di essere vivo, di avere un cuore che batte forte e tanti sogni nella testa. Nella musica cerchi anche un consiglio sulla strada da seguire, sulle scelte da intraprendere. Per dirlo “alla Dylan” la musica ti dona un riparo dalla tempesta. Cosa racconteresti del tuo romanzo/memoir? Cosa ha significato per te scriverlo?». Alla base di “Abbassa quello stereo” c’è la mia grande passione per la musica e la voglia di condividerla; è stato scritto in un arco di tempo molto lungo perché le prime cose risalgono a più di una decina di anni fa e le ultime sono state scritte un paio di mesi fa; è un po’ un modo per raccontare quello che provo per la musica e raccontare me stesso, sperando quantomeno che si capisca che cosa vuol dire per me essere appassionato di musica e questo magari spieghi anche un po’ determinati i miei atteggiamenti oltranzisti

«Raccontaci qualcosa del tuo lavoro in radio». Ho iniziato a fare radio perché il mio amico che si chiama Roberto aveva messo su una web radio all’Università di Savona qui vicino e mi aveva invitato per parlare di calcio e del mio primo libro Scusa, Ameri; poi avevo chiesto se qualcuno avesse voglia di farmi fare un programma e si era resa disponibile Arci Liguria e per un paio di anni su Radio Gazzarra avevo condotto un programma che si chiamava Come Don Chisciotte. Dopodiché sono entrato in contatto con dei ragazzi di Finale Ligure che hanno una web radio che si chiama BRG Radio e sto facendo da tre anni un programma che si chiama Championship Vinyl (ennesimo tributo e citazione di Alta fedeltà) dove racconto la storia del Rock. Poi ho conosciuto Sabrina, una delle speaker storiche di Radio Savona Sound che è una delle radio più longeve qui in Liguria ed ho incontrato Marco, in arte Mr rock e mi sono proposto, così adesso una volta al mese faccio anche l’ospite fisso a Mr Rock; quest’anno da gennaio una volta al mese ci siamo inventati una sorta di sfida tra le band, con puntate dedicate ai Beatles agli Stones, Bob Dylan, Springsteen mettendoli per gioco uno contro l’altro. Come penso si sia capito, a me piace parlare e piace proporre musica e l’idea che ci sia qualcuno che mi che mi ascolti sicuramente mi diverte molto.

«Ampia parte del tuo romanzo è dedicata al racconto dei concerti a cui hai partecipato. Tu parli di vera e propria catarsi, di momenti in cui tutti i pezzi della tua anima vanno al loro posto e tutto appare nuovo ai tuoi occhi, rigenerato. Riesci a emozionare, a far ricordare a chiunque legga la sensazione di completezza che si prova stando ai piedi di un palco. Per chi non ha ancora letto il tuo romanzo, che importanza riveste per te la musica, quanto pensi possa cambiare la vita di una persona?». La musica può cambiare la vita di una persona nella misura in cui questa persona si predisponga a farsela cambiare da una canzone di 4 minuti o da un disco o appunto da un concerto; ognuno trova ispirazioni e consigli e dove ritiene opportuno trovarli. Io ho incominciato ad ascoltare musica in maniera sempre più intensa e mi sono accorto che lì dentro trovavo risposte alle mie domande e soprattutto dubbi che mi facevano porre ulteriori domande da cui poi penso di aver sviluppato il mio percorso di maturazione.

«Durante la lettura del tuo romanzo mi sono divertita a mettere in sottofondo i brani di cui parlavi, di fermarmi ad ascoltare i testi e compararli all’analisi che ne facevi. Che consigli musicali vuoi dare ai tuoi lettori? Quali sono gli autori imprescindibili che dovrebbero essere presenti nella vita di ognuno?».  Gli autori imprescindibili secondo me sono quelli che hanno cambiato qualcosa, che hanno portato qualcosa di nuovo nella nella musica; quindi in ordine assolutamente cronologico direi Robert Johnson Woody Guthrie, Elvis, Bob Dylan, i Beatles, Jimi Hendrix e David Bowie. Questi sono quelli senza i quali la musica oggi (e per musica intendo chiaramente quella con la M maiuscola) sarebbe diversa e probabilmente più povera; poi chiaramente ognuno trova dentro alla singola canzone ed al singolo gruppo motivi personali per per entrarci sempre più a fondo e quindi per renderli più presenti nella vita di tutti i giorni. Questi sono secondo me i punti cardinali senza i quali non si riesce a capire veramente che cosa sia la musica contemporanea. Se invece devo dire nomi nuovi da scoprire dico Filippo Andreani, Davide Geddo, Lorenzo Piccone, Samuele Puppo

«Rimanendo in tema di consigli, nel tuo romanzo citi spesso lo scrittore Nick Hornby e il suo lavoro Alta fedeltà. Come te Hornby è un grandissimo appassionato di musica, che è presente in molte sue opere. Hai altri scrittori che ti sono stati di ispirazione, e che vuoi condividere con noi?». Alta fedeltà non è stato un libro, è stato un un’epifania, perché mi ricordo esattamente il momento in cui ho iniziato a leggerlo, una sera in cui avevo la febbre ,ma sono rimasto sveglio penso fino alle 2 di notte, perché dovevo assolutamente leggerlo tutto. Sono arrivato a un certo punto in cui ho iniziato a seriamente a pensare che parlasse di me, quindi è un qualche cosa che va oltre alla semplice ammirazione letteraria. Da un punto di vista musicale, ci sono diversi autori che mi hanno ispirato, uno fra tutti Peter Guralnick. Poi ci sono i giornalisti musicali, persone che grazie ai loro articoli mi hanno fatto venire voglia di andare ad ascoltare musica che non conoscevo, che è una cosa che molto umilmente spero possa succedere anche a chi leggesse il mio libro; sono ad esempio Mauro Zambellini, Paolo Vites, Roberta Maiorano (che mi ha regalato una meravigliosa introduzione) Daniela Amenta; persone che raccontano la musica e e parlano di musica in modo da fartene innamorare prima ancora appunto di conoscere realmente la musica in senso stretto uno ad esempio è Antonio Gramentieri in arte Don Antonio che è un musicista magistrale, che per assurdo fa musica per la maggior parte strumentale, ma che ha un modo di parlare di scrivere di raccontare che mi affascina sempre.

ABBASSA-QUELLO-STEREO copertina

«In Abbassa quello stereo! racconti delle storie narrate nelle canzoni e delle tue impressioni su di esse, e ci tieni a precisare come ogni brano musicale sia un piccolo romanzo, un pezzo di letteratura. La musica è cultura, ma spesso il suo potere narrativo viene cancellato dalle logiche di mercato. Nel tuo romanzo fai un’aspra critica ai testi telecomandati della musica dei nostri giorni, a come essi nascano per toccare corde precise che antepongono una effimera visibilità emotiva alla profondità del messaggio di una canzone. È un panorama davvero così desolante, o pensi ci sia una parte della produzione musicale odierna che ancora ha da dire qualcosa di importante?». Io penso che al giorno d’oggi ci sia un sacco di bella musica in giro, quello che trovo veramente desolante non è il panorama degli artisti ma il panorama del pubblico; pubblico assolutamente anestetizzato, pubblico senza la minima volontà di cercare qualche cosa che vada oltre al piatto pronto che gli viene propinato in diverse salse, ma sempre con pochissimi ingredienti: pubblico che quindi non cerca e non va a scoprire, una cosa che è lontanissima dal mio essere e soprattutto lontanissima dal mio modo di approcciarmi alla musica; per quanto io abbia, come questo libro dimostra, dei punti fissi su cui sono abbastanza ripetitivo come lo stesso Springsteen, i Pearl Jam gli U2, gli Stones, ho anche una grande voglia di scoprire cose nuove e di andare ad approfondire territori sconosciuti. Quindi secondo me la musica odierna magari con modalità diverse da quelle della musica che amo e quindi ad esempio con sempre meno strumenti e sempre più elettronica, ha ancora un sacco di cose da dire di importante. Bisogna capire se i ragazzi trovano i canali giusti per per ascoltarli; l’esempio secondo me più lampante e tragico è Spotify; Spotify al di là di quello che rappresenta ti da la possibilità di accedere a tutta la musica del mondo, ma se tu vai a vedere soprattutto in Italia, quali siano gli artisti più ascoltati, sono gli stessi che trovi ogni 5 minuti delle radio commerciali; questo vuol dire che tu hai a disposizione una cucina con tutti gli ingredienti possibili e ti fai una pasta olio e formaggio

«Sei un assistente sociale e consideri la tua professione come un modo positivo di approcciarsi al mondo, così come quando si accende uno stereo. Per te la musica, e in generale l’arte, ha lo scopo nobile di migliorare la realtà, e di dare esempi concreti per poter attuare un cambiamento. Citi Thunder road di Bruce Springsteen, in cui si cerca una via per fuggire dalla città dei perdenti, o come affermi “perché apre porte”, e citi Darkness on the edge of town, un’altra canzone del Boss, in cui si insegna a resistere, a non rinunciare a vivere. Quanto degli insegnamenti della musica metti nel tuo lavoro? Hai esempi in cui sei riuscito ad aiutare qualcuno anche grazie ad essa?». Sì io faccio l’assistente sociale e ritengo di fare un lavoro Politico, nel senso Alto del termine, cioè di servizio alla comunità; la musica ritengo sia un’arma politica fortissima, potremmo fare milioni di esempi su come determinate canzoni abbiano cambiato il corso della storia non soltanto raccontandola ma anche influenzando le generazioni che le ascoltavano; nel mio lavoro trovo spesso spunti collegati alla musica; ad esempio un cardine del mio lavoro è l’autodeterminazione delle persone, Born To Run è un disco che parla principalmente di autodeterminazione, Thunder Road, che nel libro spiego in maniera penso abbastanza esauriente essere la mia “Canzone Assoluta” è un inno all’autodeterminazione, una canzone che finisce dicendo “questa è una città di perdenti e io me ne sto andando per vincere” vuol dire “voglio farcela, voglio cavarmela da solo, voglio diventare autonomo e indipendente”; altro esempio sicuramente sono i Pearl Jam, che sono venuti fuori a inizio anni 90 quando io ho iniziato a fare la scuola per assistente sociale, quindi contemporaneamente mentre studiavo determinati principi e determinate idee, sentivo parlare di Jeremy che in classe era bullizzato, della ragazzina di Why go, che veniva inserita contro la sua volontà in un istituto e i genitori non andavano a trovarla; queste due cose sono andate molto in parallelo e sono cresciute insieme

«In Rob di Alta fedeltà di Nick Hornby riconosci il tuo credo che nei dischi c’è un mondo migliore. Citi Rain King dei Counting Crows che si riferisce a sua volta al romanzo di Saul Bellow Henderson, il re della pioggia, in cui il protagonista trova il coraggio di reagire e di capire il vero sé stesso. In Furore di John Steinbeck si racconta della vita di Tom Joad, ripresa da Bruce Springsteen nella canzone The ghost of Tom Joad, in cui parla di chi combatte per la libertà. Un matrimonio intenso e significante, quello tra musica e letteratura. Cosa ne pensi?». La musica è sicuramente letteratura e mi fermerei a Bob Dylan, per motivi abbastanza chiari, il premio Nobel per la letteratura! È stata una dimostrazione lampante che raccontando storie, parlando di emozioni, raccontando vite, anche musicandole si può assolutamente fare letteratura! È un matrimonio che non bisogna trascurare, cosa che in realtà vedo purtroppo che accade soprattutto da parte dei giovani, perchè se per letteratura intendiamo una parola scritta che lasci un segno e che tracci un cammino, se questo avviene con una base musicale, con un apporto musicale, secondo me il segno ed il tracciato sono ancora più forti, ancora più incisivi nella vita di chi li ascolta.

«Il titolo del romanzo Abbassa quello stereo! rimanda ai tuoi giorni da adolescente e a quando i tuoi genitori ti intimavano di non distruggere le loro orecchie, e come tu racconti fa riferimento anche al momento in cui diventi padre ma non sei tu, bensì le tue figlie a chiederti di abbassare lo stereo. Corsi e ricorsi storici raccontati in un libro che comprende circa trent’anni di amore per la musica e soprattutto di passione per artisti quali Bruce Springsteen, Pearl Jam e U2. A che livello di rassegnazione è arrivata la tua famiglia?». Le mie figlie sono abbastanza rassegnate al fatto che papà ogni tanto esca: “dove vai?” “a sentire suonare” “Oh di nuovo!”; mia moglie invece più che rassegnata ha capito che la musica comunque è una benzina importante per me. Anzi spesso è lei che mi spinge ad andare ai concerti qua in zona o comunque a uscire se sa che c’è qualcuno che mi piace che suona dalle mie parti, proprio perché è un modo per tirar via un po’ di ruggine, di stanchezza dalla giornata. Quindi forse è talmente rassegnata che ormai è oltre e dice “va bene, vai, tanto abbiamo capito che se non ci vai è peggio quindi esci sentiti un po’ di musica”.Pensa che ad esempio in casa mia quando tocca a me lavare i piatti non si può fare conversazione perché io lavo i piatti usando le cuffie e quindi anche lì ormai sono rassegnate che se qualcuno ha bisogno di parlarmi deve venire in cucina a tirarmi per il braccio sennò non sento; questo perché io ho dei momenti in cui DEVO sentire musica, spesso anche una sola, particolare canzone, ma DEVO farlo, subito.

«A quando il prossimo concerto di Bruce Springsteen? Arriverà il momento in cui dirai: “Basta, non vedrò più un suo live”?». Ti dirò in linea di massima il concertone da stadio mi ha un po’ stufato, nel senso che non ho più la voglia ed il fisico, nè la tolleranza di fare ore di coda sotto il sole, circondato da tanta gente. Sono andato l’estate scorsa a vedere gli U2 a Roma e sono felicissimo di esserci stato ma ho veramente patito il prima, mentre quando avevo vent’anni stavo giorni sdraiato sul marciapiede; ad esempio sempre gli U2, a Reggio Emilia quando fecero il concerto in quello che adesso si chiama Campovolo, fu una una cosa fuori dal mondo da quanto venne organizzato male il prima ed il dopo, però fu una bellissima avventura; invece adesso questa cosa mi pesa e soprattutto mi piace molto l’atmosfera da piccolo club, da circolo, da teatro, con poca gente, un po’ più raccolta e tranquilla, dove magari ti puoi godere il concerto senza dover difendere la postazione come in trincea. Però ho comunque il biglietto per i Pearl Jam a Padova! Devo dire che io ho Bruce l’ho visto 20 volte che è un numero un po’ carogna perché per chi non segue Bruce la reazione è “Così tante??” per chi invece è uno Springsteeniano Vero porta alla reazione opposta cioè “Così poche???” Però se anche non riuscissi più a vederlo, ma ovviamente spero di no, comunque ne sarei sarei soddisfatto.Non sono riuscito ad andare l’ultima volta, quando fece due serate a Milano ed il mio rimpianto principale è che la prima sera fece Independence Day che è una canzone di cui parlo anche nel libro, per motivi molto personali e tristi, ed è una canzone che probabilmente non riuscirò più a sentire dal vivo.

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Le recensioni del Taccuino

La ragazza che dormì con Dio  // Far west // La bella burocrate // Suttaterra

La ragazza che dormì con Dio (titolo originale The Girl Who Slept With God)

Di Val Brelinski

Casa editrice: Nutrimenti/collana Greenwich, pp.416

Uscita: Settembre 2017

Dal sito della casa editriceCosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi? La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime (…) Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall’animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio (…)

Recensione:Il romanzo segue la crescita umana della protagonista, cinta dalle maglie troppo strette di un’educazione cattolica, dalla claustrofobia e ignoranza di un paesino in cui una ragazza incinta va nascosta per non destare male lingue. Jory viene trasferita con la primogenita peccatrice in un luogo lontano abbastanza per cercare di arginare i danni, in una casa ai margini del paese. Qui le due ragazze attenderanno il momento del parto, sole. Questo scollamento dalla routine quotidiana creerà in Jory un cortocircuito di nuove emozioni ed esperienze che le mostreranno un nuovo modo di vivere più libero e imperfetto.

Estratto: Una volta, quello stesso anno, sua madre l’aveva trovata seduta a terra in camera sua, si trafiggeva l’interno della guancia con uno spillo. “Jory, ma si può sapere che stai facendo?”. “Niente”, aveva risposto lei, nascondendo lo spillo sotto la gamba. “Perché ti ficchi quel coso in bocca? Rispondimi”. Jory si era passata la punta dello spillo sull’interno del ginocchio. “Devo andare dal dentista domani”, aveva risposto. “E allora?”. “Volevo sapere cosa si prova. Quando ti fanno una puntura”. Sua madre aveva posato il bucato sul suo letto. Si era rialzata con le mani sui fianchi. “Il codardo muore mille volte”, aveva detto. “Il coraggioso una volta sola”. Si era voltata ed era uscita. Jory ricordava ancora a memoria quella citazione. Muore mille volte, si diceva mentre sbirciava nervosamente la strada alla ricerca del pulmino. Mille e una. Mille e due. Qualcosa che assomigliava sospettosamente a un vecchio scuolabus giallo svoltò l’angolo in fondo alla strada e si avvicinò sbuffando. Lo stomaco di Jory si contrasse dolorosamente, come se qualcuno le avesse stretto forte una cintura sotto il cuore.

 

La bella burocrate (titolo originale The Beautiful Bureaucrat)

Di Helen Phillips

La bella burocrate

Casa Editrice: Safarà, pp.176

Uscita: settembre 2017

Dal sito della casa editrice: In un edificio privo di finestre in un remoto quartiere di un’immensa città, la nuova assunta Josephine immette una serie infinita di numeri in un programma conosciuto solo come Database. Mentre i giorni si inanellano l’uno all’altro insieme alle pile di indecifrabili documenti, Josephine sente nascere dentro di sé un’inquietudine sempre più sottile e penetrante. Dopo l’inspiegabile sparizione di suo marito, in un crescendo vertiginoso Josephine scoprirà che la sua paura, divenuta oramai terrore, era pienamente giustificata.

Recensione: La bella burocrate è un romanzo distopico, visionario, a detta di molti critici kafkiano. La scrittrice riflette su come la tecnologia ci abbia lentamente spersonalizzati e trasformati in numeri. L’ufficio claustrofobico senza finestre in cui la protagonista lavora al computer è infatti una metafora dell’esistenza da schiavi a cui la società ci ha condannati, privandoci della speranza di poter andare oltre la sola sopravvivenza. A controbilanciare l’alienazione della protagonista ci sarà la tenerezza del rapporto d’amore di Josephine col marito Joseph, uniti anche nel nome, ultimo baluardo di umanità per cui valga la pena lottare.

Estratto: La persona che la intervistò non aveva la faccia. In altre circostanze – se il mercato del lavoro non fosse stato così squallido da così tanto tempo, se l’estate non fosse stata così cupa e afosa – questo avrebbe potuto scoraggiare Josephine dall’attraversare la porta di quell’ufficio fin dal primo momento. Ma per come stavano le cose il suo primo pensiero fu: oh, perfetto, l’aspetto dell’intervistatore probabilmente ha scoraggiato gli altri candidati! L’illusione della mancanza di faccia fu, come è ovvio, quasi immediatamente spiegabile: la pelle dell’intervistatore aveva la stessa tonalità grigiastra del muro alle sue spalle, gli occhi erano oscurati da un paio di occhiali altamente riflettenti, la fluorescenza appiattiva i lineamenti assemblati sopra l’asessuato completo grigio. Tuttavia, l’impressione persisteva.

 

Far west

Di Sonia Morganti

Far west - Sonia Morganti

Casa Editrice: Leone Editore/Collana Sàtura, pp. 296

Uscita: Ottobre 2017

Dal sito della casa editrice: 2060. Dennis, un nativo americano che ha lasciato la riserva per studiare in una delle più prestigiose università del paese, sta per laurearsi in ingegneria. Ma mentre si trova alla festa di laurea del suo migliore amico Frederick, viene sorpreso da una notizia sconcertante: si è esaurito il petrolio a livello mondiale, e nessuno dei paesi civilizzati è preparato a fronteggiare l’emergenza. Dennis, prevedendo lo scatenarsi del panico, decide di tornare dalla sua famiglia nella riserva, per affrontare così le conseguenze della crisi energetica, che rendono presto le città sempre più invivibili. Maniaci assetati di potere, intrighi politici e separatisti pronti a tutto sono solo alcuni dei pericoli di questo nuovo mondo, un far west in cui la legge del più forte sembra poter soffocare persino quella, eterna, dell’amore.

Recensione: Far West racconta una storia vecchia quanto il mondo ma purtroppo anche estremamente attuale. Far West racconta la lotta per una sopravvivenza messa a rischio dai propri simili. Non da disastri ambientali, non da virus letali, non da sbarchi di extraterrestri. No, Far West è prima di tutto un racconto del tentativo di sottomissione del potente sui più deboli, in questo caso i nativi americani. Far West è anche la storia della presa di consapevolezza identitaria del protagonista, Dennis, sfuggito alla vita noiosa della riserva per andare a studiare nella grande città. Sarà nella fatica della ricostruzione post apocalissi energetica e nel tentativo di salvare coloro che ama, che Dennis capirà l’importanza delle origini e della saggezza dei nativi americani.

EstrattoQuella sera il tramonto era particolarmente intenso: il fuoco del sole morente invadeva il cielo sotto gli occhi acuti di un condor che, apparentemente immobile, fluttuava senza fatica tra le colonne oscure delle mesa. Un uomo solo, presenza incidentale in quell’armonia, fissava l’orizzonte stringendo gli occhi, accecato dalla luce e perso nei propri pensieri. Presto sarebbe scesa la notte e lui sarebbe rimasto lì a meditare. Accese un piccolo falò e si avvolse in una coperta decorata da antichi simboli del suo popolo. Sistemò un pentolino sulle pietre vicine alla fiamma per tenere in caldo la bevanda che, insieme al fuoco, sarebbe stata il suo unico conforto fino all’alba. Il vento del deserto risaliva, portato dal respiro calmo della notte imminente. L’uomo si avvicinò al crinale per cogliere l’istante in cui l’ultimo bagliore del sole si arrende all’oscurità.

Suttaterra

Di Orazio Labbate

Suttaterra

Casa Editrice: Tunuè/Collana Romanzi, pp.120

Uscita: Novembre 2017

Dal sito della casa editriceGiuseppe Buscemi, siculo americano, è rimasto vedovo a soli trent’anni. Ormai lontano dalla realtà e prossimo al suicidio, riceve una lettera da Gela, inviata proprio dalla moglie defunta, che lo invita a raggiungerla là. Stravolto dallo spavento, e tuttavia custode indefesso dell’amore verso la donna, decide di seguire quel richiamo fantasmatico. Intraprenderà così un viaggio reale e metafisico dall’America alla Sicilia del sud, attraverso tappe esistenziali che suonano come una Via Crucis e l’incontro con personaggi surreali che sembrano emergere dalle profondità di un inferno mediterraneo.

Recensione: Suttaterra è un romanzo noir con accenti gotici, che narra la ricerca di un amore impossibile, perduto per sempre. E’ la storia di un’espiazione affrontata attraverso il ricordo e la paura nata dall’abbandono di ogni certezza terrena. Il protagonista, Giuseppe, becchino di professione, riceve una lettera dalla moglie defunta, Maria Boccadifuoco, in cui gli chiede di tornare in Italia, nel luogo dove si erano amati. Da questo momento straniante ha origine un viaggio fisico e intimo del protagonista, alla ricerca del senso di una chiamata improbabile dall’aldilà.

Estratto: “Sei un vedovo”, sussurrava alla camera, tastando con le dita smagrite la tasca dei jeans. Il cielo di là dalla finestra si inscuriva, sopra i palazzi, come la fantasia di un demone addormentato. Fissò la scrivania. Tentò di sfondarla con le mani, solo per scuoiarsi ancora una volta la pelle. Lui la chiamava malinconia: era un mestiere, da quando la moglie Maria era scomparsa un anno prima. Tre corvi sbattevano contro la finestra, uno si era spaccato il becco riuscendo però a forare il vetro. L’uomo allora si avvicinò, raccolse quella polvere adamantina e tracciò un cerchio attorno al buco a mo’ di un mago. Poi alzò l’imposta, e si arrampicò fino a sedersi, rivolto verso l’esterno, sulla sporgenza di pietra del davanzale. Pioveva nella notte e l’acqua caduta dal firmamento tintinnava come i campanelli di una messa.

 a cura di Antonella Quaglia